NECROLOGI, LA DIFFERENZA TRA “ECO DI BERGAMO” E “NEW YORK TIMES”

di CRISTIANO GATTI – Il “New York Times” ci è arrivato da solo: mille necrologi in prima pagina per ricordare le vittime dell’apocalisse Covid. Gratuiti, neanche il caso di dirlo.

Evidentemente, si può fare. Niente di epocale: un semplice gesto di umanità e di pietà.

Inevitabilmente, mi è tornato in mente quanto avevo cercato di proporre durante le prime settimane, le più cupe, dell’apocalisse nostra, a Bergamo, cioè nell’epicentro dell’inferno. Il giorno in cui tutta Italia parlò del macabro record delle dieci pagine di necrologi su “L’Eco di Bergamo”, lo storico quotidiano locale di proprietà della chiesa, mi risultò spontaneo chiedere al vescovo di offrire gratuitamente il necrologio alle famiglie dei defunti, limitatamente al periodo più tremendo dell’epidemia. Anche quello un semplice gesto, ma carico di significato e di compassione. Un segno, un semplice segno. Anche perchè davvero faticavo, come credente, ad accettare che il giornale della chiesa potesse incassare soldi su un dolore così grande. Comunque, un’occasione per parlarne.

Naturalmente la mia proposta cadde nel vuoto. Il vescovo mi rispose spiegando che la chiesa era già impegnata su tanti fronti, e che gli stessi giornalisti de “L’Eco” stavano comunque offrendo una prova di grande dedizione e sacrificio (mai messo in dubbio da me, peraltro: posso testimoniare che anch’essi, come tutti i giornalisti italiani, hanno compiuto fino in fondo il loro dovere). Ma sull’idea specifica di offrire il necrologio alle famiglie in lutto, nessun accenno diretto.

Non tutti mi hanno risposto così civilmente, quella volta. In tanti mi hanno dato del matto. Bergamo sa essere molto sovietica, con i suoi modi felpati e soffusi: per fortuna non ha mai aperto i gulag, ma a modo suo sa trattare chi non sta in riga, chi non si allinea, chi disturba. Dev’essere sopravvissuto un rimasuglio di Inquisizione, nella città dei devoti: nessuno va arrosto, ma chi sta fuori dal branco è fuori da tutto. Ovviamente in nome della più grande idea di libertà che sia mai comparsa sulla terra, grazie a Gesù Cristo.

Per fortuna, doveroso ricordarlo, in tanti invece mi hanno fatto sentire il loro appoggio. Compresi diversi preti. In ogni caso, niente da fare. Le famiglie dei morti hanno continuato a pagare i loro necrologi, mentre il Papa in persona si complimentava con “L’Eco” per la sua alta missione di apostolato nel periodo del dramma.

E fine dei discorsi. Adesso, questa appendice dall’America. Se non altro, dal “New York Times” arriva una dimostrazione postuma di quello che intendevo. Se non altro, mi sento un po’ meno matto e un po’ meno eretico. E sempre di più mi resta la sensazione di un’occasione persa.

Certo non pretendo di avere ragione. Non mi interessa, in questa storia tanto penosa, chi ha ragione. Mi basta solo esprimere le mie ragioni. E se ho sbagliato, chiedo subito perdono: non tanto al vescovo, ma direttamente al mio Dio.

2 pensieri su “NECROLOGI, LA DIFFERENZA TRA “ECO DI BERGAMO” E “NEW YORK TIMES”

  1. Giacomo dice:

    Non è facile tentare nuove strade. Solo in un modo si può cambiare, solo migliorando ci avviciniamo alla santità ed alla felicità. Non è facile anche perchè ognuno di noi prima mette al sicuro se stesso e poi, eventualmente, tenta di fare qualcosa per gli altri. Ma è proprio lì l’errore. Mentre scaldiamo i gradini del nostro successo personale non dobbiamo vivere di compromessi ma dobbiamo prendere per mano gli ultimi e percorrere con loro la strada del rinnovamento. Ma questa è una vecchia storia di duemila anni fa a cui nessuno crede salvo comprenderla a pieno negli ultimi giorni di questa breve esistenza. In pratica ai nostri figli e nipoti dovremmo insegnare anche a rinunciare a qualche soldo in più in cambio di coerenze dimenticate.

  2. Fiorenzo Alessi dice:

    Egr. Dott. Cristiano Gatti,
    è fattuale.
    Come sembra dica un suo illustre concittadino, che forse lei conosce, più o meno matto non sta a me dirlo.
    I PRETI non sono LA CHIESA.
    E viceversa.
    Temo sia così anche per CREDERE e FEDE.
    Lo dico da Cristiano (io, non lei) a modo mio.
    Amen.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

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