NATALE, UN COVID IN FAMIGLIA

di TONY DAMASCELLI – L’alibi del panettone di Natale è durato una settimana. Poi è crollato davanti al tampone della Befana. Il virus stava nascosto tra i canditi, l’adunata clandestina di famiglie e affini ha messo in circuito il male, i carbonari del cotechino con le lenticchie a mezzanotte fanno i conti con il Covid19.

L’ignoranza delle norme, dei decreti, della logica ha fatto crescere i livelli di contagio. É stato facile digerire il cenone, ora diventa maledettamente difficile allontanare la nuvola nera. Non c’è scusa, non c’è giustificazione, i furbi meriterebbero il castigo, non soltanto sotto forma di febbre e tosse, sono untori consapevoli, delinquenti a piede libero, negazionisti del vivere comune, del rispetto della vita altrui. Nonni e nipoti, suocere e nuore, riuniti e uniti dalla stessa voglia di essere più astuti del vicino di casa che origlia al muro e maledice quel convivio non per invidia o gelosia, ma perché non sanno quello che fanno. Gesù chiese al Padre perdono per i crocefissori, questi peccatori contemporanei non meritano l’indulto o la grazia, sapevano di sbagliare, fregandosene di tutto e di tutti, hanno aggiunto posti a tavola allestendo un presepe vivente, fingendo di essere una sacra famiglia, l’epifania non si è portata via un bel niente, i numeri del contagio non sono quelli della tombola, non ci sono cartelle vincenti ma cartelle cliniche preoccupanti.

Come spiegano i medici più seri, scambiarci con le mani fette di panettone, chiacchierarci addosso, togliere le mascherine tanto siamo solo tra familiari sicuri, proprio questo rito domestico ha provocato il 70 per cento dei nuovi casi. Sì, in famiglia, dove noi con insindacabile autodeterminazione abbiamo stabilito che non poteva esserci pericolo.

Non siamo cambiati dalla spiaggia di agosto al raduno familiare di natale, le regole vanno aggirate per il piacere effimero, con la presunzione che il virus esiste ma sta altrove. Se gli eredi di Rostand non si infuriano, il brindisi natalizio è stato l’apostrofo nero tra le parole “ti contagio”.

Nell’anno dedicato a Dante torneremo a studiare l’Inferno, sperando nel Limbo e attendendo il Paradiso. Ma la nostra commedia non è affatto divina.

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