MINISTRA SANTANCHE’, L’ITALIA DEL TURISMO E’ OPEN TO MONNEZZA

E’ solo una testimonianza, perchè certe volte è impossibile tacere. Peggio: diventa colpevole. Siamo bombardati da slogan tipo bellezza petrolio d’Italia, con una ministra prelevata direttamente dal Twiga che lancia l’operazione Open to meraviglia, non facciamo che raccontarci quant’è romantico e wonderful questo inimitabile Paese. Poi si dà il caso che da qualche mese, per motivi di lavoro e poi anche di vacanza, nel mio piccolo abbia girato in lungo e in largo proprio questo amato Paese, con particolare assiduità al Sud.

Ed è alla fine di questo capillare sopralluogo che mi sento in diritto-dovere, senza timori d’essere smentito, di riportare questa conclusione: l’Italia sette bellezze, l’Italia dell’arte e del paesaggio, è immersa fino alla cintola nella monnezza. Ma non la solita monnezza domestica e urbana, quella che gli spazzini di tante città non raccolgono nei tempi e nei modi necessari, Roma in cima alla classifica. No, c’è un’altra vergogna meno eclatante, meno appariscente, meno chiacchierata, che a quanto pare non stupisce e non indigna più nessuno, hai visto mai che magari la consideriamo pure normale, ma che in realtà appare indecente e insopportabile quanto i cassonetti traboccanti nei centri urbani. Parlo delle migliaia di chilometri di strade statali e provinciali, ma anche autostradali (vedi piazzole di sosta), contornate ai lati da migliaia di tonnellate inaudite, rifiuti lasciati lì chissà da quando e chissà da chi, ma mai rimossi da nessuno, anzi lasciati lì a fare come da richiamo per nuovi abbandoni selvaggi.

Dai materassi alle lavatrici, scendendo in scala fino alle bottigliette dell’acqua e alle scatolette di tonno, le nostre strade del Sud sono inguardabili e nauseabonde. In alcuni tratti sono quelle che definiamo discariche a cielo aperto, cioè ammassi corposi di materiali ributtanti, ma in generale non c’è chilometro che possa dirsi immacolato e intonso. Cito a caso i sacchi accatastati nelle piazzole arrivando da Bari ad Avellino, cito le stupende strade del Ragusano un tempo costeggiate dai fenomenali e interminabili muretti a secco, ma non è nemmeno giusto citare una zona o un’altra, perchè questo paesaggio è uniforme e comune, ovunque, vedi le litoranee calabresi, vedi la zona vesuviana, vedi persino la costiera garganica che sarebbe pure Parco nazionale.

Io parlo da cittadino e da italiano, parlo e mi rivolgo alla ministra del Turismo Santanchè: signora, mi spieghi, ma di che cosa parla quando va in giro ad inaugurare le campagne Open to meraviglia, spendendo soldi pubblici per cocktail imperiali alla stampa e agli operatori stranieri, a quale meraviglia allude? La Torre di Pisa e Portofino, Venezia e Firenze non c’è bisogno di venderle, si vendono già da sole. Paestum e Pompei, Ortigia e Campo Imperatore non hanno bisogno dei suoi esperti di marketing, per essere venduti al turismo mondiale. Dopo tutto, non serve molta pubblicità neppure ai suoi siti da Billionaire, rivolti al turismo senza problemi di cifre, in fondo l’unico che davvero avete in mente voi del Crazy mondo Briatore.

Qui, cara signora, c’è bisogno che lei esca un paio di settimane dal Twiga, magari prima trovando il tempo di pagare i debiti col fisco e di versare i contributi ai suoi ex dipendenti, quindi partire in un viaggio nell’Italia vera, quella che realmente i turisti vedono girando in pullman e in macchina, questo immane disastro che assedia mezzo Paese senza alcuna speranza di riscatto rapido (non che al Nord non ci siano rifiuti per strada, ma lì almeno ogni tanto passano a rimuoverli).

Girando per borghi e contrade, tutti quanti mi hanno raccontato lo stesso teorema: a gettare i sacchi per strada sono gli immigrati clandestini che non vogliono farsi scoprire, quanto a noi abbiamo abolito le Province e così non c’è più nessuno che si occupi di ripulire le provinciali. Come in tutti i luoghi comuni c’è certo un fondo di verità, ma non può essere tutta la verità. La verità più profonda è che qui lo scempio non interessa più a nessuno, non agli enti locali che ovviamente strepitano e berciano per essere aiutati a rilanciare il loro turismo (certo, un tozzo di PNRR per fare l’acquaphan o per tirare su il centro congressi sulla scogliera con la spa di sotto), non ai cittadini comuni – tanti cittadini decerebrati – che da veri infami buttano tutto per strada, ma men che meno al governo, evidentemente più entusiasta chissà perchè del Ponte sullo Stretto.

Alla fine del mio angosciante giro, posso solo dire questo: la prima, vera, urgentissima “grande opera” che serve all’Italia è un colossale colpo di ramazza, per restituire un minimo di ordine e di pulizia al territorio seviziato. Come in ogni casa, molto meglio una buona pulizia che un divano firmato in mezzo alle schifezze.

Non è previsto? Non è strategico? Non genera consenso? Allora fate un po’ voi, signori del governo patriota. A me hanno insegnato alle scuole elementari che il primo atto patriottico è dimostrarsi un italiano responsabile, attento, sensibile, che tiene in grande considerazione il suo Paese. Che lo rispetta. Questo schifo, questo Open to monnezza, non ha niente di civile. E’ un crimine. E’ immorale. Anche se nessuno ne parla. Anche se tutti cianciano vanitosamente di Made in Italy.

Mettetevi al volante e fate un po’ di chilometri, per vederlo davvero il Made in Italy. Poi, almeno, provate a tacere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *