MIGLIOR SINDACO DEL MONDO: SALA E GORI IN CORSA

di CRISTIANO GATTI – Credevo di averle viste tutte, in questa angosciante allucinazione che sono i tre mesi di Coronavirus. Ma mai avrei pensato che proprio nel momento del sollievo e dei primi timidissimi sorrisi ci saremmo ritrovati in questo abisso di idiozia: la Fondazione inglese “City Mayors”, che come dice la parola stessa si occupa di sindaci, ha lanciato il grande concorso (ignoro se a premi) per votare il miglior sindaco del mondo, stavolta nel periodo di pandemia.

Sinceramente sarei orientato a considerarla la solita freddura inglese, per la serie sottile humor anglosassone. Il problema è che non scherzano proprio. E tanto per restare nell’umorismo involontario, risulta che quest’anno tra i candidati ci siano tre italiani, due dei quali sono Sala (Milano) e Gori (Bergamo), certo, proprio loro, nessun caso di omonimia, gli indimenticati eroi di hastag “Milano non si ferma” e a ruota “Bergamo non si ferma”.

In ogni caso, sotto con le segnalazioni. E’ partita la grande corsa, vediamo chi si porta a casa l’alloro del numero uno. Io, se nessuno s’offende, scendo qui. Mi tiro fuori. Se necessario, mi rifugio nella pastorizia, piuttosto. Faccio outing: sono di un genere umano fuori registro, sono di quelli per cui il solo pensare d’inventarsi la gara su questa apocalisse funebre suona volgare e macabro, degno di una sensibilità – quella inglese – che peraltro si è fatta molto apprezzare in sede di lotta al virus (perchè non votare anche il miglior premier, magari Johnson?). Se fossi sindaco, chiamerei a uno a uno i miei concittadini implorandoli di non azzardarsi nemmeno a mandare la segnalazione, mai e poi mai riuscirei a sopportare lo sguardo di tutti i miei conterranei morti sul fronte del virus, facendo il pavone per essermi distinto tra tutti.

Ma come dicevo sono fuori registro. Nella realtà di oggi, ci sarà sicuramente chi voterà entusiasta e pure chi festeggerà la vittoria. Magari, qualcuno ci perderà il sonno arrivando secondo.

Liberi tutti, viva la libertà. Però una cosa la voglio proprio dire: mi avevano promesso che il mondo ne sarebbe uscito migliore, dopo tanto dolore. Solo una domanda: è questo che intendevano?

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