MI STUPIREI MOLTO SE MALDINI SALISSE A BORDO DI QUESTO TITANIC

È stato uno dei più grandi calciatori della storia, Paolo Maldini. Il che, come lui stesso ha sempre sottolineato insieme con chi ne ha letto con diffidenza la nuova vita dietro la scrivania, non determina affatto il divenire anche un grande dirigente.

Per questo – quando il Milan lo chiamò nella nuova veste – si affidò a Leonardo, Boban, Massara per intraprendere il nuovo corso, con l’intenzione di apprendere tutto ciò che servisse. Con umiltà, un uomo intelligente assimila alla svelta i concetti base, e i risultati si sono visti, in particolare nella gestione dello staff tecnico con un presenzialismo assiduo, con modi e strategie di uno che il campo e lo spogliatoio li ha vissuti da protagonista. Da leader.

L’esatto contrario di Ibrahimovic, il quale si è fatto bastare e avanzare lo smisurato ego per accomodarsi nella comfort zone dell’icona, badando assai più agli affari propri e di famiglia piuttosto che a quelli del club e dei tifosi. Non lo ha mai interessato imparare alcunché, e anche qui i risultati si sono visti…

Oggi la Federcalcio chiama Paolo Maldini a un ruolo di rappresentanza, comunque si voglia girare la frittata: a Roma, Coverciano e in Nazionale non c’è posto per dirigenti, ma solo per quadri, poster senza anima né poteri di sorta. Le poltrone sono già tutte occupate, solo posti in piedi. Da sempre.

In questa epopea nera di sfascio totale del nostro pallone, non è tanto una questione di tempo la ricostruzione sulle macerie, ma di uomini. Auguriamo a Giovanni Malagò autonomia, lucidità, decisionismo per tuffarsi in tutti i compartimenti asfittici della nave alla deriva. Non è infatti solo e tanto la Nazionale, il problema: cominciamo dai settori giovanili ridotti da anni a una fucina di mazzette, clientelismo, inciuci di svariata natura, che non producono più talenti nostrani e, quand’anche ne sbocciasse uno, dovrà imbattersi nel livello superiore di mazzette, clientelismo e inciuci non più ascrivibili solo agli osservatori e ai talent scout, ma alle società, ai procuratori, ai dirigenti e agli allenatori.

Proseguiamo con le assenti riforme dei campionati e la loro struttura traballante, che passa da inciampi di (in)giustizie aberranti che cancellano club a stagione in corso, salvandone altri impelagati dieci, cento volte in più di quelli puniti. Finiamo con l’assoluta mancanza di una preparazione manageriale che faccia in modo, per esempio, di valorizzare, vendere e spartire i diritti televisivi molto meglio di quanto non avviene adesso.

Ci vorranno, anzi ci vorrebbero, anni. Ci vorrebbero se ci fossero le persone giuste al posto giusto, se ci fosse la volontà di remare insieme per rivoluzionare una galassia implosa, se cambiassero le facce. Invece, a parte Malagò invece di Gravina, restano gli psicastenici Lotito e De Laurentiis, i vuoti (non solo sportivi, ma di contributi politici) di Milan, Juventus, Fiorentina e Roma, il Marotta invasivo e condizionante, gli aventiniani di altri club. Rifatta la Federcalcio, va fatto il calcio.

Mi domando perché Paolo Maldini dovrebbe accettare un incarico a pochi quattrini, magari diviso in due: nei quadri dirigenziali del pallone nostrano, malato, intastato e soffocato com’è oggi, e nello staff della Nazionale dove la stessa Federcalcio, club e procuratori si permettono insopportabili ingerenze nella convocazione (o non convocazione…) di questo o quel giocatore. Gattuso docet. La mancata partecipazione a 3 Mondiali di fila non ha insegnato niente a nessuno, figuriamoci il resto.

Non do certo consigli a Maldini. Conosce meglio e più a fondo dall’interno questo mondo che noi possiamo solo raccontare da decenni. Mi stupirebbe, però, vederlo salire a bordo di questo Titanic.

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