MI SCUSO SE NON LEGGO “IL LIBRO DEL MOMENTO”

Non è obbligatorio parlare di tutto, commentare tutto. Non è obbligatorio nemmeno parlare di libri dei quali tutti parlano, anche se non li hanno letti e a maggior ragione se li hanno letti. Ogni stagione però ha il proprio caso librario e se ne parla con tale costanza, con tale partecipazione, che viene una voglia irrefrenabile di non leggerli, in effetti, questi libri.

Non per spocchia, per buon senso. Per quale motivo uno dovrebbe leggere il grido del momento a firma del primo che capita, in generale e del generale nella fattispecie, a discapito di una montagna di capolavori, o semplicemente di grandi o bei libri di grandi o bravi scrittori, a me rimane oscuro e indecifrabile.

Non parlo ovviamente dell’esordiente romanziere, ci mancherebbe, dico dell’incontinente flusso confessionale del primo o del secondo che capita, indipendentemente dal genere, dal grado o dalla libera uscita. Dico ancora, ma che voglia si può avere di leggere un libro con le qualsivoglia idee del primo che capita, magari per il semplice motivo che indossa una divisa, una tonaca o qualsiasi altro vestito di scena?

Poi un libro può essere bello, brutto, grande letteratura oppure uno sgorbio, un manuale, una insopportabile biografia o un diario di viaggio di cui non sapevamo di non avere bisogno. Oppure ancora una confessione, una cronistoria o uno zibaldone, che se viene bene passa alla storia, se viene male lo si usa per rimediare un dislivello o per il découpage, se non ha le pagine troppo spesse

Può finire anche su Instagram, mi dicono, una volta passata la moda, nella sezione ‘libri brutti’, quella che ospita perle immortali come “Indovinate chi sviene a cena”, “Confessioni di un padre incinto”, “Amore lavati che ti porto a ballare” o “Perché gli uomini lasciano sempre alzata l’asse del water e le donne occupano il bagno per ore?”.

I titoli memorabili in realtà sono tantissimi, “Vip devoti di Padre Pio” è un altro che quasi mi commuove, ma in generale, il lasciapassare per la storia si esaurisce lì, tra titolo e copertina.

Eppure accade, non da ieri, e non è un’attenuante, anzi: ci si invaghisce di pubblicazioni improbabili oppure semplicemente inutili, parto di qualche mente esuberante o più probabilmente in esubero, di cui si potrebbe fare tutti a meno, ma per qualche motivo non ci si riesce, almeno per un momento. È un batter di ciglia, per carità, nel giro di qualche mese è tutto finito, un po’ tutto finto anche. Ma nel frattempo tutti sentono il dovere di leggerlo.

Fino alla prossima occasione, di nuovo, e una cosa è certamente vera: questo mondo gira proprio a rovescio a volte, solo non è chiaro quale sia il diritto.

Un pensiero su “MI SCUSO SE NON LEGGO “IL LIBRO DEL MOMENTO”

  1. cristina dice:

    Rimane vero Rodari ed il suo motivo nobilissimo. Il problema è la quantità di boiate che si pubblicano e cosa cerchiamo noi per non rimanere in schiavitù o per galleggiare (termine non casuale) in una libertà che sarebbe meglio con la “condizionale”.

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