MARTE MAI COSI’ VICINO, NON SOLO STASERA

di GHERARDO MAGRI – Marte mai così visibile e mai così vicino alla Terra, appena sessantadue milioni di chilometri. Succederà stanotte, oppure dovremo aspettare fino al 2035. Alzerò lo sguardo al cielo e scruterò con occhi diversi il pianeta rosso che stiamo cominciando a conoscere meglio. Tanti interessi mondiali, pubblici e privati, si stanno concentrando su quella che probabilmente sarà la prossima frontiera dell’umanità. Non solo una sequela di film (alcuni davvero interessanti), ma, soprattutto, dati e fotografie reali ricevuti dalle sonde e dai rover che vengono inviati con sempre maggiore successo, ci fanno sognare su una possibile via di fuga dalla nostra Terra, tanto bistrattata, sovrappopolata e seriamente ferita.

Lo dicono in tanti, ormai. La comunità scientifica e gli studiosi indicano, con argomenti consistenti, che è venuto il momento di traslocare altrove. Quantomeno le prossime generazioni, non parliamo certamente di noi. Abbiamo abbandonato la Luna, il nostro satellite sterile, dal lontano 1972. Ci eravamo illusi, ma tant’è. Dopo l’ubriacatura degli anni Settanta, gli altri decenni li abbiamo passati a gironzolare intorno alla Terra, a 400 chilometri di distanza, per condurre esperimenti comunque interessanti. Ma, sostanzialmente, è da cinquant’anni che non facciamo un vero salto in avanti. Ci siamo “limitati” a costruire un’avveniristica e confortevole stazione spaziale e a orbitare di continuo intorno al pianeta azzurro. Non voglio sottovalutare il grande lavoro fatto finora, però ci manca il coraggio di osare.

Quello che abbiamo fatto bene, invece, è costruire la grande cooperazione internazionale, con l’ingresso di nuovi attori come l’Europa, la Cina e soggetti privati. Ci sono più energie in campo e, probabilmente, più investimenti di quando USA-URSS si sfidavano a colpi di missioni per la supremazia mondiale, la vera molla motivazionale di allora per raggiungere traguardi impensabili.

Nel frattempo, dichiarazioni impegnative, in modo anche stentoreo. Il vicepresidente americano Pence (ma chi lo conosce?) ha dichiarato nel 2019 che entro il 2024 un equipaggio sbarcherà nuovamente sulla Luna. Salvo poi farsi rettificare dal congresso, che a gennaio 2020 ci mette il carico, e annuncia a sorpresa lo sbarco su Marte entro il 2033, utilizzando la Luna come una stazione intermedia. Sfida lanciata? Nient’affatto. Interviene Trump, arriva l’emergenza del coronavirus e il progetto s’ingarbuglia e lentamente s’insabbia.

A proposito di scoop, Elon Musk (quello della Tesla e di SpaceX) non scherza proprio. Galvanizzato dal recente lancio della sua navicella Crew Dragon, che ha riportato nello spazio un equipaggio americano senza bisogno di fare autostop ai russi, dichiara “entro il 2050 costruiremo su Marte una città per un milione di persone, con molti posti di lavoro”. Lui va oltre, il suo sogno è cominciare una nuova vita lassù, non solo di arrivarci sani e salvi.

Insomma, qualcuno si sta impegnando e anche sbilanciando, assistiamo al delinearsi di una strategia che punta lontano. Ma ci vuole una convergenza più forte, una visione d’insieme che solo grandi personalità e grandi uomini possono far decollare sul serio. Condivido il pensiero di tanti addetti ai lavori nel dire che manca un JFK in grado di ispirare un’intera nazione, se non il mondo stesso, con la sua visione. Il suo celebre discorso del 1963 ce lo ricordiamo bene ancora. Oggi, non c’è nessun Leader Visionario Etico che riesca ad innescare, con la stessa autorevolezza, il circolo virtuoso della sfida.

E’ un problema che non riguarda solo lo spazio, intendiamoci: basta guardarci intorno per accorgerci della pochezza degli amministratori che ci circondano. Dal condominio fino al parlamento, con poche lodevoli eccezioni.

Eppure, nell’oscurità di stasera, vedremo brillare in modo scintillante il pianeta rosso e la sua luce ammiccante ci farà l’occhiolino per suggerirci di non smettere mai di pensare in grande, spingendoci oltre quello che oggi ci sembra il limite.

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