MA QUALE FESTA, ORA IL POPOLO IRANIANO STA PEGGIO DI PRIMA

Prendi un vaso, lo getti a terra e lo vedi frantumarsi in mille pezzi e più. Poi ne raccogli qualcuno, i pezzi più grossi, e cerchi di rimetterli insieme in modo che il risultato finale sia non troppo diverso dal vaso com’era. Non esattamente uguale, sarebbe impossibile, perché i pezzi più piccoli non è possibile trovarli, alcuni sono scomparsi, altri sparsi chissà dove.

Alla fine quello che ottieni sembra comunque un vaso, visto da lontano non troppo diverso da quello che avevi gettato a terra e a questo punto qualcuno applaude. Bravo, hai riportato la forma delle cose a come ce la ricordavamo. Quasi.

Questo è quello che è accaduto con l’Iran, dopo che Usa e Israele hanno gettato a terra il vaso. USA e Israele, USA soprattutto, che ora vorrebbero sentirsi coprire di encomi per la pace ristabilita, per il vaso rimesso al suo posto, sulla mensola, dove lo si può ammirare con soddisfazione, ma a debita distanza, per evitare che si scorgano le crepe, i buchi, i pezzi mancanti.

Rompere, distruggere, uccidere e poi smetterla e pretendere i complimenti per aver rimesso le cose come stavano prima della rottura, della distruzione, delle uccisioni. Quasi.

Non che qualcuno ci potesse credere sul serio, anche se la morte di Khamenei senior inevitabilmente un poco di illusione l’aveva creata nel popolo esasperato, ma ora chi lo spiega alle donne, agli studenti, agli uomini furenti e stremati che ancora credono e lottano per una vera rivoluzione democratica?

Non che ci fossero dubbi, ma la disperazione può indurre a illudersi: chi lo spiega alle donne, agli studenti, agli uomini esasperati che era tutto uno scherzo? Che il regime non c’entrava nulla, che ora sarà esattamente come prima e bisognerà tornare a rimboccarsi le maniche, a lottare, a manifestare, a subire torture, a morire?

Non che suoni sorprendente, ma chi lo spiega a tutti loro che in fondo era solo una questione di petrolio e di armi nucleari? Chi lo spiega a tutti loro che l’uomo, i suoi diritti, la sua dignità non sono mai stati nemmeno scritti a matita nell’agenda di quelli là?

Non lo spiegherà nessuno e del resto s’era compreso quasi subito, fin da subito non c’era nulla da spiegare, nonostante certe furbe e ciarlatane dichiarazioni: se il regime iraniano non la smette di usare la forza, la tortura, la carcerazione, la pena di morte con i propri cittadini dissenzienti, interverremo con altrettanta forza spietata. Questi i bei pensieri di Donald, mentre era intento a ristrutturare la sua sala da ballo.

Povero popolo iraniano, povere donne, poveri studenti, poveri uomini esasperati, la loro rabbia e le loro proteste sono servite solo a far rompere il vaso per ritrovarselo davanti agli occhi come era prima, peggio di prima.

Povero popolo iraniano, tocca ricominciare da capo, per l’ennesima volta. Spossato ed esausto, ma ne sono certo, indomito e convinto, ancora una volta, fino a quella buona.

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