MA L’AMERICA NON ESISTE

di JOHNNY RONCALLI – Bisognerebbe pensarci a fondo la prossima volta. La prossima volta sarebbe tra pochi minuti, quando torneremo a esaltare il mito America o un mito figlio dell’America. Lo facciamo in continuazione, immemori.

Perché l’America è immemore di suo, come potrebbe non esserlo, corpo fatto di infinite schegge impazzite che rivendicano continuamente un’identità che non esiste. E noi stupidi ogni volta a cascarci, con la bussola puntata oltre oceano.

Gli Stati Uniti d’America, già, una repubblica fondata sullo schiavismo e sull’ipocrisia. Dove gli eroi e i miti della cultura e dello sport, ad esempio, sono molto spesso neri, ma proprio per questo minaccia a un presunto diritto del bianco americano. Del vero americano. Che non esiste, sia chiaro. Il vero americano non esiste. Il vero milanese, fino a un certo punto della storia del novecento è esistito, per fare un parallelo che a loro suonerà irriverente, ma il vero americano non è mai esistito.

Un vero quilt è l’America, questa è la verità, pezzi di stoffa cuciti l’uno con l’altro, con periodiche crisi di rigetto. L’America non accetta la sua pezzatura, il suo essere meticcio che è il suo stesso fondamento. E se il vero americano non è mai esistito non si comprende perché dovrebbe esistere il vero americano bianco.

Prova ne sia l’analisi onomastica dei cognomi americani. Per rimanere nell’attualità, qualche anno fa uno dei principali promotori del suprematismo bianco, con tanto di derive ariane, si chiamava Mike Peinovich, titolare del portale The Right Stuff. Quando scoprì che sua moglie aveva origini ebraiche chiese immediatamente il divorzio. All’epoca auspicai indagini accurate, fossimo riusciti a dimostrare che anche Peinovich avesse avuto geni ebraici forse saremmo riusciti a ottenere anche il divorzio da sé stesso.

Arrivando a oggi, Chauvin, l’assassino di Floyd, ha forse un cognome tipicamente anglosassone, al pari di Peinovich? Sorvolo sulla tragica ironia di quel cognome, sull’etimologia a sua volta dovuta a un patriota fanatico napoleonico, per quanto probabilmente frutto di invenzione, non sorvolo però sulla scarsa matrice anglosassone dei due cognomi.

Eppure nasce tutto da lì. Da una presunta supremazia, o meglio, da una presunta sudditanza costantemente alimentata. Ma è una rabbia etnica? Una rabbia essenziale? No. È una rabbia indotta, fondata sul timore che qualcuno morda un pezzo di quello che spetta a te. E che non dovrebbe spettare all’altro, schiavo emancipato.

Da qui la retorica assassina. Non certo quella dei Black Poets, dell’immensa Toni Morrison, nobel della letteratura, del giovane Ta Nehisi Coates, che cerca di spiegare il bianco e il nero in America a suo figlio nel libro “Tra Me e Il Mondo”. Qualche anno fa il filosofo e attivista Cornel West, nero a sua volta, lo accusava sul “Guardian” di essere un po’ troppo fissato con questa storia del suprematismo bianco. A giudicare da quello che abbiamo davanti agli occhi non era il solo con l’idea fissa.

Il resto è racconto, retorica incatenata a un passato che non riesce a dissolversi. Non nella memoria, ma nei fatti. Senza imbarazzo alcuno.

Dal kukluxklan al suprematismo attuale, dal Civil Rights Act del 1964 a Barack Obama. Senza entrare nei dettagli della presidenza Obama, ma cosa può aver significato vedere un presidente di colore per una persona alla quale non era permesso sedersi dove avrebbe voluto su un autobus o alla quale non era permesso accedere a un bagno se non c’era la scritta COLORED?

Ma è sempre l’utilitarismo a muovere i fili. Persino tra i democratici che volevano sostenere Hilary Clinton qualcuno faceva leva sulla sbiadita pelle nera di Obama.

Di Trump non parliamo. Nemmeno la retorica Twitter lo sostiene più. Siamo in pieno riciclo: LAW AND ORDER era uno degli slogan di Nixon. E anche il tanto sbandierato MAKE AMERICA GREAT AGAIN era uno scarto di Ronald Reagan, nientemeno.

Persino la moglie ha tutta l’aria di volersela dare a gambe non appena potrà fuggire dalla Casa Bianca (coincidenza che sia bianca pure la casa?).

Ma non è per niente scontato accada a novembre. Trump non piace al mondo, ma a una certa America è piaciuto tantissimo. E magari continua a piacere.

2 pensieri su “MA L’AMERICA NON ESISTE

  1. Fiorenzo Alessi dice:

    Egr. RONCALLI JOHNNY,
    Ad evitare equivoci, lo dico subito: l’America non mi garba.
    Adotto volutamente una forma verbale desueta (credo che solo in Toscana abbia salde radici, naturali e grammaticali), perché se avessi detto che non mi piace a qualche anima bella non sarebbe piaciuto.
    Un gran giro di parole per giustificare la mia avversione ad “..esaltare il mito America” , portandolo sovente ad esempio di tutto e per tutto.
    Tutto cosa, poi ? Una benedetta volta me lo si dovrà spiegare, e bene, tentando altresì di farmelo capire.
    Ho la presunzione (come per l’invidia, è fuorviante ritenere che abbia solo connotati negativi) di credere che un “…corpo fatto di schegge impazzite..” che ha poi assunto, bene o male, i connotati di uno Stato , addirittura una cd. Superpotenza , non abbia chances , men che mai socio-culturali , di prevalere su Paesi che hanno le spalle larghe di migliaia di anni di Storia.
    L’Italia, il nostro Bel Paese, è tra questi pochi Gran Signori .
    Ci metto anche la Grecia, e non certo per la liason d’amour di Onassis con una inconsolabile ex First Lady in Kennedy.
    Basta questo, almeno al sottoscritto, per condividere il suo intransigente ma intelligente parere : l’America non esiste.
    Cordialmente.
    Fiorenzo Alessi

  2. Orfeo Benaglia dice:

    L’america intesa come USA è una creazione dell’unione di persone provenienti da Paesi diversi alla ricerca di fortuna se cosi si può dire.
    Guarda caso i popoli che ci vivevano sono stati sterminati. Gli USA sono nati da guerre, prima per eliminare i nativi, poi da uomini di nazioni diverse per impossessarsi dei territori “conquistati”. Il tutto su terre non loro che tutti volevano. Non parliamo poi delle deportazioni di schiavi dall’Africa. Gli USA sono un miscuglio di popoli rappresentati da uomini alla ricerca di una vita “migliore” sfruttando gli altri uccidendo e deportando. Non hanno combattuto per difendere una Patria ma per crearsela a loro immagine. E si vede che immagine. Bigotti e falsi. Guerrafondai. Quando andavo a scuola il professore di lettere mi diceva che gli americani erano i polizziotti del mondo. Io ingenuamente ho espresso questo mio pensieo e lui mi ha definito comunista. Non conoscevo il comunismo e non ho mai capito perché comunista. Ma chissà….
    Secondo me gli americani usano i soldi,Dio, la democrazia,il diritto alla felicità come dicono loro,la libertà ecc.ecc. a loro piacere…come conviene a chi non ha radici,storia e Patria.
    E questo non so se vuol dire essare comunista………

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