LO STRAPOTERE DEL SUPERMARKET SULLA PELLE DEL CONTADINO

C’è qualcosa di irresistibilmente comico nell’atteggiamento di certi signori della Grande Distribuzione: trattano i produttori agricoli come se questi dovessero ringraziarli per il privilegio di poter vendere ciò che coltivano. Una singolare inversione delle gerarchie, che soltanto il potere economico può rendere plausibile.

Sono i parvenue del cibo: arrivati ieri nella storia dell’alimentazione, si comportano come se ne fossero i proprietari da sempre. Hanno scambiato il controllo degli scaffali per il controllo del cibo, la forza contrattuale per superiorità economica, il potere di imporre i prezzi per una sorta di investitura divina.

Peccato che i contadini esistano da millenni, mentre i templi della distribuzione di massa appartengano a una storia assai più recente. Prima dei supermercati, l’umanità mangiava già. Una verità elementare che, a giudicare da certi atteggiamenti, meriterebbe di essere esposta all’ingresso di ogni centro commerciale.

Le proteste di questi giorni dovrebbero suggerire qualche riflessione. Mentre le aziende agricole chiudono, mentre i costi di produzione divorano i margini e gli olivicoltori si domandano se valga ancora la pena raccogliere, la Grande Distribuzione continua a celebrare il prezzo più basso come una virtù, anche quando quel prezzo rischia di compromettere la sopravvivenza di chi produce.

L’olio a quattro euro al litro non è necessariamente un capolavoro di efficienza: può essere anche il sintomo di una filiera nella quale qualcuno scarica sistematicamente su altri il costo della propria convenienza.

E allora la domanda è semplice: quanto può durare un sistema che pretende di vendere cibo a prezzi stracciati mentre contribuisce a impoverire chi quel cibo lo produce?

La Grande Distribuzione non è l’agricoltura. È uno dei canali attraverso cui i prodotti agricoli arrivano ai consumatori. Importante, certo, ma non insostituibile. I contadini, invece, non sono un anello accessorio della filiera: ne sono il fondamento. I supermercati possono fare a meno di alcuni fornitori. Non possono fare a meno di qualcuno che produca ciò che vendono. I parvenue del cibo dovrebbero ricordarselo: gli scaffali sono una loro proprietà, ma la capacità di riempirli non è una loro invenzione.

E soprattutto, la storia dell’agricoltura non comincia quando apre un supermercato. Semmai, finisce quando chiude l’ultima azienda agricola.

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