Purtroppo, per chi, come me, è un inguaribile romantico, esiste una legge morale, inscalfibile e immarcescibile, assai più forte delle leggi stabilite dal diritto: a volte, mi sembra di essere un piccolo Kant, soltanto un pelo più fesso. Fatto sta che io, mai e poi mai, mi batterei con un avversario inferiore per stazza, esperienza ed allungo: noblesse oblige.
Però, vi confesso che, nel caso del piccolo Yousef, minuscolo ras della Barona, uno strappetto alla regola l’avrei dato, ma proprio di gusto. Lo so, direte: ma ha solo 11 anni, è vittima del disagio, è il prodotto di una società materialistica e priva di valori. Tutto vero: ma io, al Yousef o come accidenti si scrive, un bel carico di pappine glielo avrei rifilato con grande piacere. Perché vedere questo mezzo uomo prendersi gioco dei poliziotti, con fare arrogante ed arietta di sfida, ricoperto dei trofei appena rubati, dopo aver sfasciato mezza Milano, mi ha risvegliato antichi istinti rissaioli, che un’educazione impeccabile ha sedato soltanto in apparenza: i miei antenati erano gente di contrada e di consorteria e ne porto le stigmate nel sangue.
Perciò, se, da una parte, il Cimmino ragionevole non dico giustifichi, ma, perlomeno, cerchi di comprendere il fenomeno Yousef, l’altro me, quello che, ne sono certo, anche voi possedete, nei precordi più remoti della vostra coscienza, lo prenderebbe a schiaffoni, fino a levargli quel sorrisetto da maghrebino furbo, che frega il turista vendendogli princisbecco per oro.
E sono sicuro che non se lo aspetterebbe, l’impunito, certo dell’imbelle e pecoresca supinità del popolo italiano, che, ormai, è lo zimbello del terzo mondo. Lui, il piccolo signore della Barona, temuto da coetanei ed anziani, incline ad imporre le sue regole a suon di botte, reso bullo e mafioso a undici anni da un esercito di assistenti sociali e insegnanti zuccherosi, mai e poi mai si aspetterebbe di venire preso a calci nel preterito, come un qualunque ragazzino che ha fatto la pipì fuori del vaso.
Viceversa, noi tutti siamo qui a domandarci come sia possibile che un angelico bimbetto dall’occhio glauco e dal capello mosso possa trasformarsi in una specie di vandalo scatenato, che passa il suo tempo a sfasciare e rubare, per poi pavoneggiarsi con generi di consumo che solo così potrebbe permettersi.
Posso dirlo, una volta per tutte, alla faccia di sociologi, psicologi e cagadubbi vari? Chissenefrega delle oscure ragioni per cui un undicenne è già un teppista e gira per il suo quartiere come Vito Corleone girava a Little Italy: chissenefrega se è arrivato qui ed era spaesato, se ha una madre derelitta e un padre spacciatore, se si sente poco accettato in quanto africano dalla brava gente della Barona. Lo ripeto, a scanso di equivoci: chissenefrega! Lo so benissimo che esistono tutte quelle cose di cui pocanzi ho scritto di fregarmene: ma arriva un momento in cui il buon cuore smette di essere tale, in cui la compassione si affievolisce, in cui la Montessori è un’ombra nebulosa in lontananza: il momento in cui ti arrabbi per davvero.
E non sopporti più, non abbozzi più: davanti ai rottami di quella terra sfortunata, che una volta chiamavi Patria, qualcosa ti scatta dentro. E non vedi più nel piccolo Yousef una vittima della società: vedi un nemico in miniatura, che aspetta solo di crescere per combinarne di peggiori.
Perché ci avete ridotto peggio dei Milanesi del Porta, che non possono nemmeno più decidere il boia che tagli loro la gola: gente che, a forza di pagare, è rimasta in braghe di tela. E, allora, esattamente come le formiche di Gino e Michele, anche gli Italiani, nel loro piccolo, s’incazzano. Mi dispiace per Yousef e i mille altri Yousef che girano con aria sfrontata, sfoggiando borselli di Prada e cinture di Gucci, preda bellica, per le nostre strade, ma io, a questi delinquentelli in erba, gonfierei la faccia a suon di sberle: precisamente quelle sberle che i loro genitori, generalmente occupati a delinquere in proprio, non gli hanno mai dato.
Poi, torno a essere il Cimmino colto, ragionevole, accogliente, e cancello questi brutti pensieri. Ma le mani, cari miei, le mani mi continuano a prudere per giorni. Così, mi consolo scrivendo: ma è come andare a fare cento vasche per sfogarti, quando la tua morosa è via per un mese. Palliativi, insomma. Vuoi mettere avere il teppistello vis à vis per dieci minuti?
