L’ITALIA SCHIFOSA DEI SALTAFILA

di JOHNNY RONCALLI – Il più eterogeneo e improbabile manipolo di latinisti autodidatti, eppure così agguerrito, vessillo spianato e motto in bella vista, vita o morte! Sarebbe in realtà mors tua vita mea, latino decisamente tardo, ma questa è gente che non ha scrupoli, arruola chiunque abbia una minima propensione per la massima, poi il latino verrà. E verrà certamente.

Hanno il pallino del salto e non si fermano davanti a nulla, saltano. Io già li odio, anche per la massima tardo latina che inconsciamente li qualifica, certo, ma al momento più per il fatto che nelle prossime edizioni dei vocabolari della lingua italiana comparirà la parola “saltafila”. Viene da imprecare, quasi era meglio l’ennesimo anglicismo.

Sono proprio loro comunque, i saltafila del vaccino. Professioni variegatissime, dal manovale all’avvocato, dal giornalista al senatore. L’importante è essere amico di, conoscente di, affiliato di. Di, insomma, se non hai un di stai alla larga, puoi fare un salto, ma come nel gioco dell’oca è più un salto del turno.

C’è modo e modo di saltare. Quella della bella lavanderina, ad esempio, in questo caso è il più inefficace, “Fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu”. Tu dai un bacio a chi vuoi tu e intanto mi vaccino io.

Io ho le conoscenze giuste, sto fermo immobile, aspetto guardingo, e alla fine piazzo il salto decisivo, appena arriva la telefonata dell’amico mio.

Se ne parla da settimane, da mesi: decine, centinaia, migliaia di non aventi diritto che saltano la fila e si fanno vaccinare attraverso oscuri (chiarissimi in realtà) canali preferenziali. Intanto gli ottantenni e i disabili aspettano e aspettano. Ma così funziona, mors tua vita mea.

Già tutto suonava vomitevole, tutti sapevamo, tutti leggevamo, ma nessuno muoveva un dito. Poi finisce la ricreazione, rientra in classe il maestro, dicasi il presidente del consiglio, bacchetta a canali unificati, o quasi, con la storica frase “ma come può sentirsi un cittadino che salta la fila”, o l’altra, “perchè deve vaccinarsi prima uno psicologo di 35 anni?”. E il giorno dopo si mobilita l’antimafia.

E va bene, ci sarà forse di mezzo anche la mafia, ma la verità è che se la mafia c’entra è perché un po’ mafiosi forse lo siamo tutti, in questo incorreggibile Paese.

Non decine, non centinaia, non migliaia di persone, trattasi di 2.236.752: due milioni duecentotrentaseimila e settecentocinquantadue. Risulterà certo che qualcuno sia in regola, ma restano oltre due milioni di persone che hanno sottratto il vaccino a chi ne aveva diritto e se ne sono appopriate, mafia o non mafia. Sicilia, Valle D’Aosta, Calabria, Campania gli epicentri, ma la regione senza colpe scagli la prima siringa.

Ora partirà la caccia alle streghe e assieme alla caccia lo spiegamento dei patetici giustificativi, ognuno avrà la spiegazione giusta e nessuno ammetterà di aver approfittato del bonus conoscenti per arrivare al vaccino, rimane però da spiegare perché milioni di persone in attesa, e con pieno diritto, ancora non siano state vaccinate.

Chi per dare l’esempio, chi per salvare una dose dal macero, chi perché tanto AstraZeneca non va bene per gli anziani, chi perché tanto AstraZeneca non va bene per i giovani, chi perché il mio è un servizio pubblico essenziale, chi l’ha fatto perché l’ha chiamato il medico (amico suo, naturalmente), chi perché era avvocato, chi assessore, chi senatore, chi assessore e avvocato, chi senatore e avvocato, chi non ricorda ma non rilascia dichiarazioni se non in presenza del proprio avvocato (vaccinato ovviamente): ognuno è filantropo della causa sua.

Avvocato o non avvocato, la verità è che siamo straordinariamente bravi a evadere il tribunale più spietato che ci sia, quello della nostra coscienza. In questo schifoso imbuto dei saltafila non c’è nessun insospettabile: quando la paura fa novanta, chi uomo non è, capitola, e salta.

Se poi è aspirante latinista, sia pure ancora allo stadio maccheronico, è inarrestabile. Gli aspiranti latinisti, per dirla con Briatore, sono gente feroci, sono gente atletici. Homo homini saltus.

 

 

 

 

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