LETTERA A CAROLINA MORACE DOPO IL SUO OUTING

di LUCA SERAFINI – Cara Carolina Morace, hai trascorso la tua vita nel regno degli uomini, il pallone, dove persino sui sostantivi nascono dispute: prima calciatrice poi allenatore, comunque femmina. Diventando una leggenda in Italia e nel mondo.

Oggi, vicina ai 60 anni, getti la maschera raccontando della tua omosessualità, in un libro scritto con la bravissima Alessia Tarquinio che, come te, ha vissuto nel mondo maschile del giornalismo sportivo, dove se non altro lo spazio per voi è apparentemente un po’ più aperto. Stavo per scrivere “tollerante”, perché sai quanto le donne che hanno che fare con il pallone urtino noi maschietti. La questione naturalmente va al di là dello sport e del calcio in particolare. Riguarda la vita in questo mondo razzista e classista dove i primi inflessibili distinguo li dettano le religioni, e noi con il Vaticano in casa facciamo fatica a ribattere che a Dio interessa certamente l’amore prima del sesso.

Sì, un mondo razzista e classista. E tu lo sai bene perché dietro la facciata dei perbenismi, o dei pochi di mente aperta (o “tollerante”, se preferisci, così facciamo contenti tutti), vive più numerosa e quotidianamente attiva un’umanità che discrimina eccome negri, meticci, terroni, nani, obesi… E omosessuali.

E non credere che non esista l’opposto: anche i bianchi, i settentrionali, gli ariani, i magri e gli spilungoni diventano sovente – a loro volta – vittime di cruente distinzioni da parte dei loro opposti e contrari. In ogni pertugio del pianeta c‘è un umano che non sopporta le diversità dei suoi simili. È purtroppo nella natura, più che nell’educazione e nel sistema, questo germe, un po’ come (al contrario) nella natura animale queste differenze passano inosservate, contando per loro il territorio e la catena alimentare, punti in comune in cui possiamo riconoscerci nelle bestie. Il loro amore e il loro odio è l’istinto, il nostro è condizionato.

Quello che stai facendo non dovrebbe essere un atto di coraggio, ma semplicemente la dichiarazione di uno status. Di fronte al quale restare indifferenti. Non sarà così, invece, perché da oggi avrai apertamente a che fare con chi cataloga deviazioni e malattie, storture e contronatura, strade diverse da quelle che invece percorre chi come te ha esattamente nella natura l’intima vocazione, la propria solenne tendenza ad amare il prossimo nonostante sia un simile in tutto e per tutto.

So bene quanto siano ancora complicate, nel 2020, la convivenza e l’accettazione in questo mondo dove le prime ad essere infettate senza possibilità di vaccino sono le menti distorte. Ti auguro di farcela, di superare i retaggi, sbandierando – come fai – la tua bandiera di donna, molto più donna di milioni di altre. Questo è un pianeta dove l’uguaglianza viene definita tolleranza, come se tollerare fosse un privilegio concesso a qualcuno, invece della normalità. Ed è qui che da oggi continuerai a vivere il tuo amore e la tua natura, ma finalmente non più di nascosto. Sono con te, con affetto enorme e sconfinata tolleranza.

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Un commento su “LETTERA A CAROLINA MORACE DOPO IL SUO OUTING

  1. Angelo Eunini il said:

    Le scelte e l’orientamento sessuale delle persone m’interessa men che meno…..quello che mi dà fastidio nel caso delle donne gay è la costante, millenaria paura che le persone le valutino per questa coraggiosa scelta. Per me una persona è una persona, valida, scarsa, affidabile, capace, incapace, etc…e se questo non lo si riesce a capire, non è più un mio problema..

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