LETTA, DATTI UNA MOSSA

Ripensandoci bene, non è vero che partiti e parlamentari stiano ciondolando tra Aula, centro storico, trattorie, senza arte né parte, ogni tanto entrando a buttare un’inutile scheda, sapendo già in partenza di non arrivare a niente e a nessuno, come in una vuota liturgia puramente simbolica, come bambini che giocano a soldi, ma con il loro Monopoli cartonato. Non è esattamente così. Non del tutto.

Ripensandoci bene, ad ogni votazione inutile che si aggiunge, emerge in modo sempre più impressionante un eletto, un vincitore, anche se non è il Presidente della repubblica che tutti aspettano, ormai esasperati: c’è un trionfatore assoluto, il senso di mediocrità al potere, di pochezza intellettuale, di vuoto pneumatico ai vertici della nazione.

Lo stanco, vacuo, inutile gioco degli astenuti, delle schede bianche, delle nulle, non è tempo perso: purtroppo, è tempo guadagnato dall’opinione sempre più depressiva e disarmante che la gente comune si fa di loro, della sedicente classe dirigente. Non ne vengono a una eppure pavoneggiano ridacchiando davanti ai microfoni delle trasmissioni satiriche, dove vengono massacrati come misere caricature, però riescono pure a fare la faccia allegra e compiaciuta, ma certo, io so stare allo scherzo, mio dio come sono autoironico, datemi pure della bestia che tanto ci facciamo una bella risata.

La totale assenza del senso di responsabilità, di un minimo senso del momento, questo davvero ferisce noi che assistiamo alla ridicola liturgia. Tanto che persino il più bambinone di tutti, Matteo Renzi, per una volta giganteggia usando l’espressione perfetta: “Sarebbe ora di finirla con le bambinate”. Uno che invece bambino non è mai stato, neanche a 5 anni, Clemente Mastella, ricorre a un’altra metafora, comunque efficace: “Arriva il momento in cui mandare al diavolo i generali è un dovere morale. Il momento è questo”.

Sarebbe ora, dicono gli italiani, di arrivare a una soluzione. Ecco, appunto. Era già ora all’inizio, ad ogni votazione si fa sempre più urgente: l’ora di tentare, nei limiti del possibile, un salto di qualità, finendola con le meschinità e gli intrighi notturni, per passare alla fase adulta, virile, dignitosa di questa elezione. Siamo pur sempre in una fase storica feroce, non è proprio il momento di girare a vuoto. Ma loro, ancora adesso, sanno ripetere a pappagallo solo le frasi fatte che hanno imparato al gioco in scatola del Piccolo Politico: serve un nome “di alto profilo”, un nome “unificante”, un nome “che metta tutti d’accordo”. Come no.

A dirla tutta, quanto meno il centrodestra ci ha provato. Lasciamo perdere la qualità dei nomi: ma almeno li ha fatti. A raffica. E gli altri? Ancora siamo in attesa. Ancora ci stanno lavorando. Al momento, il leader dell’altra sponda, Letta Junior, brilla per trasparenza, nel senso che proprio sembra un personaggio di fantasia, vaporoso, assente. Un’immagine virtuale, del tutto impalpabile ed evanescente. Sa dire solo no. No questo, no questa, no a un presidente del centrodestra. L’abbiamo capita. Però adesso fai un nome tu, santo cielo. Se non vuoi chiuderti in una stanza come propone Salvini, almeno prova a inventarti qualcosa con i tuoi fedelissimi. Poi vai a proporlo, prendendo per una volta l’iniziativa.

Si può fare? Letta, ce lo fai questo favore? Datti una mossa e vedi di arrivare al dunque. Ci sono momenti in cui un leader deve appoggiare sul tavolo la sua reputazione da intellettuale vaporoso e accettare di sporcarsi le mani, prendendosi qualche rischio e qualche responsabilità. Altrimenti si resta leader d’immaginazione, buoni solo per convegni e dichiarazioni tv.

Forza grandi elettori. Un’altra notte romana vi aspetta, in giro per trattorie e hall d’albergo. A quanto pare, è lì che le decisioni vi vengono meglio. Mentre tutto il Paese dorme e si riposa. Vediamo se alla quinta votazione ce la fate. Solo un consiglio: certe volte, anzichè stare in giro con le palpebre che cadono, dormire aiuta a risvegliarsi freschi e migliori. Visti i risultati delle vostre notti insonni, magari è il momento di cambiare il giro.

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