L’AUTOCERTIFICAZIONE LA FANNO I CRETINI

di LUCA SERAFINI – “Sono un cowboy padano e sto andando a Vigevano a regolare un conticino con un Sioux che è accampato lì”. “Sono appena uscito di casa per andare a fare il giro del mondo e scriverci un libro”. “Sto andando a comprare un cane per poter uscire a Pasqua”.

Vale tutto. Potete dire e scrivere qualsiasi cosa: sull’autocertificazione infatti abbiamo scherzato, non vale un fico secco. Di conseguenza non siete affatto obbligati a starvene a casa e potete andare dove vi pare e con chi vi pare. Quando e come vi pare.

E’ la sentenza del Gup Alessandra Del Corvo (sì, anche le donne possono), che ha assolto un 24enne milanese, finito a processo perchè un anno fa – durante un controllo in pieno lockdowm – aveva mentito sostenendo che stesse tornando a casa dal negozio in cui lavorava. Tesi smentita dal titolare del negozio stesso quando, un mese dopo, un agente gli aveva inviato una mail per averne conferma.

Il fatto non sussiste, l’udienza è tolta: il signor 24enne può tornare a casa libero. Nella sentenza del giudice Del Corvo si legge che “(…) non sussiste nessun obbligo giuridico (…) sui fatti oggetto dell’autocertificazione sottoscritta, proprio perché non è rinvenibile nel sistema una norma in tal senso”. Per il giudice è anche incostituzionale sanzionare penalmente le false dichiarazioni di chi ha scelto “legittimamente di mentire per non incorrere in sanzioni penali o amministrative”.

Non so, mi verrebbe di chiuderla qui, ma non posso non rimuginare sul fatto di vivere nel Paese dei campanelli, dove ancora una volta è certificato che vale tutto e non vale niente. Dove l’anarchia è l’unico filo conduttore tra un governo e l’altro, di destra, di sinistra, con il centro costantemente appeso in piedi come sul predello di un tram a San Francisco.

Leggete bene quello che anche io ho letto con sconcerto e riprodotto fedelmente: “non si può sanzionare chi ha scelto legittimamente di mentire”. Pensate quanti soldi avremmo potuto risparmiare evitando processi, blablabla giudiziari e articolesse relative ai politici e a molti loro congiunti, anche occasionali. Pensate a quante visite stiamo rinunciando da un anno a questa parte, a più riprese: amanti, fidanzate, cugini, parenti stretti, congiunti a vario titolo, per il solo perfido senso civico, quel rarissimo gusto italiano di rispettare leggi che in realtà non esistono affatto. Una dote scoperta grazie al Covid, come le code ai supermercati: fu vana gloria.

Ci hanno provato, ma il Gup Del Corvo li ha smascherati. Come il mio parroco che sbugiardò i suoi colleghi prelati dicendomi, quand’ero bambino, che non c’è scritto né sul Vangelo né sulla Bibbia che se ti tocchi vai all’inferno. Come quando lessi il Corano e da nessuna parte trovai le 77 vergini e il paradiso come premio se ti fai esplodere in un mercato.

Dicono tutti che lo fanno per il nostro bene e invece viene fuori che sono diabolici: impongono DPCM a vanvera, minacciano punizioni divine, incutono terrore, dopo di che puoi trasgredire con una menzogna acclarata. Una qualsiasi.

Aspetto la prossima puntata, un bar aperto e pieno di gente alle 10 di sera e il titolare che dice agli agenti: “Sono tornati tutti qui a vedere se ritrovavano il portafoglio, le chiavi di casa, il telefonino… che hanno smarrito stamattina”.

E siccome l’oste è molto gentile, ha pure offerto da bere. In bicchieri di carta e con la cannuccia che sbuca dalle mascherine.

 

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3 commenti su “L’AUTOCERTIFICAZIONE LA FANNO I CRETINI

  1. Leo il said:

    Il ns. ordinamento giudiziario si divide in due parti: civile e penale.
    La sentenza del giudice afferma che un imputato di un processo penale non ha l’obbligo di dire la verità. O meglio se non dice la verità questo non incide sulla pena se accertato il reato. In sostanza se ti fermano in auto senza patente e tu dici di averla conseguita, se accertano che non hai, sei punito perché eri senza patente e non perché hai dichiarato di averla. Non esiste nel codice penale il reato di “bugia”. Il giudice quindi l’ha assolto dal reato penale. Ovviamente da un punto di vista civilistico pagherà la muta che deve per non aver giustificazioni dall’uscita in zona rossa.

  2. Carlo Cruciani il said:

    Il giudice non ha voluto “premiare” la menzogna, sarebbe una assurdità. Non è neanche vero che sancisce un diritto a far quel che si vuole, anzi.La ratio della sentenza va cercata nel fatto l’autocertificazione non è prevista né dai Dpcm né dai Dl. È stata inserita all’interno di una serie di circolari del Ministero degli Interni e pertanto non ha alcuna efficacia obbligatoria. Esiste in merito una decennale giurisprudenza di Cassazione e il Sor 445/2000, all’art. 49 vieta una autocertificazione sanitaria. Tale decreto fu emanato per facilitare e snellire i rapporti con la pubblica amministrazione e quindi si puo’ autocertificare ad esempio, la residenza,uno stato di famiglia, un titolo di studio ecc.. Provate a chiedere ad un agente che vi ferma se sa indicarvi la norma che preveda la suddetta autocertificazione. Pertanto la multa è nulla. Quel giudice ha semplicemente applicato la legge.

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