QUANT’E’ IPOCRITA L’INDIGNAZIONE OLANDESE PER IL PONTE DA SMONTARE

Il mega yacht-veliero di Bezos da 424 milioni di euro, il più grande al mondo, ha già navigato le prime pagine di tutti i giornali, anche se è ancora in cantiere.

Come ormai tutti sappiamo, per raggiungere il mare aperto una volta terminato, l’imbarcazione dovrà attraversare Rotterdam e, soprattutto, dovrà passare sotto lo storico ponte della città: il “Koningshavenbrug”, interamente in metallo, risalente al 1878, bombardato dai tedeschi nel 1940 durante la guerra mondiale e poi orgogliosamente ricostruito. È uno dei simboli della città, dal 1993 è considerato un monumento storico. Tra il 2015 ed il 2017 è stato smontato e poi ricomposto per essere ristrutturato e i cittadini si erano ripromessi che non sarebbe stato più toccato. Previsione sbagliata: per non far incagliare il “natante” (troppo alto per la campata), ci si dovrà mettere ancora mano.

I titoli sono stati tutti contro il super paperone, gridando “orrore, orrore”. E’ un classico mettere all’indice i grandi ricchi, anche se adesso assistiamo a una forte accelerazione del trend, perché la ricchezza mondiale si sta concentrando ancora di più. Leggiamo classifiche dei più facoltosi del pianeta, scopriamo i progetti dei multimiliardari più o meno folli, guardiamo con curiosità e scetticismo anche i loro eccessi e le competizioni tra loro per primeggiare. Tutto giusto, tutto comprensibile. Però non esageriamo con la facile retorica e con lo sconfinamento nella demagogia.

Sì, perché il “fattaccio” del ponte a me ha fatto venire subito in mente tre domande, ancor prima della solita e ritrita indignazione verso il capriccioso fondatore di Amazon.

La prima. Possibile che un popolo così intelligente, democratico, emancipato e frugale (aggettivo di cui loro andranno sicuramente fieri) non abbia calcolato che quel mostro doveva guadagnare il mare aperto, facendosi largo nei canali? Lo hanno costruito in gran silenzio, di notte, senza che nessuno se ne accorgesse? Anche il più fantozziano dei geometri avrebbe dovuto alzare la manina e avvertire i comuni limitrofi che magari non ci passava sotto quello storico ponte in ferro. Roba da italiani, a qualche europeo verrebbe da dire. Può darsi, ma noi siamo più Totò che vende allo straniero la Fontana di Trevi, questa è la nostra specialità. Un errore così marchiano da vergognarsi per il resto della vita, altro che storie, questo è lo sfondone del ponte. Gli “orange” erano conosciuti per il lavoro di squadra, sempre compatti, sempre belli e sfrontati. Adesso?

La seconda. Quante persone hanno lavorato per la costruzione della barchetta di Jeff? Ho cercato in tuti i siti, ma non ho trovato riscontri. Tiro a indovinare: parecchie centinaia. Un bel business per tutta la comunità, immagino che saranno tanti gli olandesi coinvolti e in qualche modo arricchiti, o avranno assunto solo dei mercenari?

La terza. Quand’anche tutti fossero stati così contrari a soddisfare i desideri di uno dei più grandi capitalisti viventi, perché non lo hanno subito dirottato sdegnosamente su altri paesi, al grido di “giù le mani dal nostro patrimonio storico”?

Per la cronaca, l’Americano aveva già dichiarato di provvedere a finanziare l’operazione ”Lego” del ponte, prevista in un paio di settimane al massimo. Oggi, sembra l’unico ad aver previsto l’inconveniente. A tutti gli altri, esclusi quelli che hanno alzato insormontabili barricate ideologiche, consiglierei di comprarsi una bella bindella da cantiere.

 

 

 

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