LA STUPIDA IDEA DI SCIOGLIERE IL COMITATO SCIENTIFICO ANTICOVID

Il 31 marzo 2022 il virus se ne andrà. Lo dice la legge e il virus se ne farà una ragione, dura lex, sed lex.

Pensare che ci siamo dannati l’anima per due anni e passa e invece bastava un decreto, un’infornata di commi, e tutto l’affanno sarebbe svanito. Sim-sala-bim e il virus non c’è più.

I numeri non sono proprio d’accordo, ma si sa, conta il numero 1, gli altri sono destinati al dimenticatoio, chi se li ricorda quelli a seguire? 157 mila morti e ancora tra i cento e i duecento giornalieri, ma è ora di farla finita, può bastare dice la legge. Si sbaracca e chi vuol esser lieto sia, allo stadio, come in spiaggia o sul Naviglio.

Il 31 marzo finisce lo stato di emergenza e tutti ricominceranno a sbatter le ali, liberi come colombe, giusto appena prima di Pasqua, anche se di pace non si scorgono avvisaglie, in tutti i sensi. Il 31 marzo finisce lo stato di emergenza e il Comitato Tecnico Scientifico verrà sciolto e a me pare un’idea sciocca e irresponsabile.

Siamo il Paese che vanta (si fa per dire) una pletora infinita di enti, organi pubblici e società partecipate di una inutilità imbarazzante, che paiono esistere non per effettiva necessità, ma per elargire stipendi ingiustificati, eppure si ritiene che il Comitato Tecnico Scientifico per il Covid non abbia più ragione di essere dopo il 31 marzo. Dipendesse da me lo manterrei vivo e vegeto almeno per un altro anno. Almeno. Lo farei anche se i numeri fossero in caduta libera tendente allo zero. Per allerta, per premura, per cura. Per memoria anche.

Siamo tutti davvero sicuri che quell’osservatorio non serva più? Che con spocchiosa presunzione si possa sbeffeggiare il virus e cominciare a guardarlo con sufficienza?

Il CTS non sarà stato perfetto e infallibile, ma smantellarlo a me dà una sensazione di rimozione del problema, oltre che di rimozione dello scudo protettivo, come se fosse evidente e incontestabile la ritirata del virus nel ventre del pipistrello o nel ventre di qualunque essere dal quale è giunto fino a noi.

Se così fosse, ne saremmo tutti ben felici, ma come direbbe il saggio, non dire virus finché non ce l’hai nel sacco.

La legge però non ammette deroghe, non in questo caso comunque. Fabio Ciciliano, membro del CTS, dice: “Il CTS è una struttura d’emergenza, nata con e per la pandemia. Con la fine dell’emergenza è destinato a sciogliersi. Lo prevede la legge”.

A volte riusciamo davvero a essere rispettosi e intransigenti con le norme, a volte. Lo prevede la legge, certo, ma chissà se l’ha letta e che ne pensa il virus di quella legge.

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