LA RISCOSSA DELLA NATURA OFFESA

di LUCA SERAFINI – L’idea che l’apocalisse in cui stiamo sopravvivendo sia il risultato di una feroce ribellione della natura può apparire impregnata di religione, di suggestione sovrannaturale o – al limite – persino di macabra poesia.

Eppure, al di là di qualsiasi congettura esoterica, dobbiamo convincerci che ci sia un fondo di verità estrema. Mi chiedo sin dai primi giorni della quarantena se questa costrizione quasi planetaria ai domiciliari, insieme con il lavoro della scienza (quella sommersa, molto più di quella burocrate che va in televisione), siano le soluzioni del problema o non piuttosto una difesa inevitabile alla propagazione di un virus maledetto.

Dopo varie letture personali, molti dubbi li ha estirpati l’illuminato Angel Luis Lara, sceneggiatore e studioso di cinema, madrileno, con un lungo articolo sul quotidiano spagnolo online “El Diario”. La sua lunga riflessione è intitolata: “Non torniamo alla normalità: la normalità è il problema”. Nessuna sorpresa circa l’attinenza tra cinema ed ecologia: Diego Abatantuono, tra gli altri, parla dei problemi ambientali da anni e con infinito fervore.

Il giornalista italiano che lo ha tradotto ha osservato come “Angel Luis Lara abbia sfruttato il molto tempo a disposizione per approfondire studi” e documentarsi in quantità enciclopedica. Lara pone l’accento sull’allevamento industriale e sulla trasmissione di malattie originate da animali selvatici, i cui habitat sono drammaticamente aggrediti dalla deforestazione e dal cambiamento del clima. Gli studi citati dall’autore su questo tema sono innumerevoli, arrivando a fargli ignorare l’ipotesi del “virus da laboratorio” e avvalorando piuttosto l’inevitabile conclusione di un ciclo esistenziale, in cui da decenni abbiamo iniziato a dimenticarci della natura, ignorando del tutto – di conseguenza – il rispetto verso di essa: inquinamento, tagli alla sanità, alla ricerca, l’incremento smodato del “landless system” (allevamenti senza terra, con migliaia di animali ammassati in spazi chiusi e alimentati da menu compilati dall’uomo, spesso a base di droghe, antibiotici e altri cocktail chimici), l’uso inflazionato di frequenze, le trivellazioni in acqua e sul suolo… In Cina il “landless system” nel 1980 interesseva il 2,5% delle fattorie, nel 2010 aveva raggiunto il 56%.

Se l’urbanizzazione dell’uomo ha favorito la propagazione delle epidemie e delle pandemie, nel sovraffollamento animale – una sorta di urbanizzazione rurale – va individuato un altro condotto inarrestabile. Non è una questione di pipistrelli, non solo per lo meno. Avanti di questo passo, sarà presto anche una questione di bovini, ovini, pollame, pesci, volatili… Persino della verdura e della frutta non possiamo più fidarci da troppo tempo. Dell’acqua.

Nei giorni scorsi il governo della Bolivia, primo e unico al mondo, ha riconosciuto Madre Natura come “essere vivente”, promulgando una legge divisa in 11 articoli che ne riconosce i diritti con la seguente motivazione: “Se non esiste naturalezza e se non le si evita danno, semplicemente non c’è vita e nemmeno umanità. Con questa legge vogliamo stabilire come vivere in equilibrio con la Madre Terra“.

Viviamo su un pianeta insalubre, da troppo tempo. Oggi siamo trincerati in casa per difenderci dalla cruenta rivolta della natura esasperata, ma quando usciremo non potremo davvero permetterci un ritorno alla normalità, appunto: dovremo stravolgerla, anzi. Alleandoci, con la natura…

I governi e le istituzioni dovranno adeguarsi alle necessità ambientali e sanitarie, le popolazioni dovranno mutare radicalmente gli usi e le abitudini, civiche e alimentari.

Il conto è salato, troppo salato: se non ci piace ciò che stiamo pagando così duramente, avremo l’obbligo (non più solo un dovere etico e morale) di rivedere il nostro stile di vita per non ridurla di nuovo a una sopravvivenza. Breve, malata. E tormentata, questa volta da una pandemia definitiva.

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