LA PROF FENOMENALE CHE SFORNA SOLO GENI

Accolgo con rassegnazione la notizia che gli Italiani del sud siano infinitamente più meritevoli di quelli del nord, sul piano del profitto scolastico. Oppure, ad libitum, che gli insegnanti del nord siano meno accoglienti dei loro colleghi meridionali, anche se, francamente, non capisco cosa c’entri l’accoglienza col tradurre correttamente Plutarco. Ma così si esprime la professoressa Grima, illustre insegnante in un liceo classico pugliese, i cui alunni hanno ottenuto, in sede di maturità, risultati a dir poco eclatanti: otto cento e quattro cento e lode. Il che, con il sistema in vigore nella misurazione del profitto, starebbe ad indicare che dieci studenti in una stessa classe hanno mantenuto per tre annetti tondi tondi una media stratosferica in tutte le materie. E la professoressa, alle domande di un giornalista, rivendica questo clamoroso successo collettivo come una conquista del metodo meridionale: un modo di fare scuola che dovrebbe essere preso ad esempio da tutti.

E, adesso, permettetemi, per una volta, di ridere. Non metaforicamente: proprio ridere alla grassa, sconciamente, con la bocca spalancata e il diaframma che trema. Ma quale sistema educativo di successo: facilismo a gogo e la balzana idea di colmare un gap socioculturale che dura da un secolo e mezzo con il trucchetto delle tre carte. Ti do voti altissimi alla maturità o all’università, così ti presenterai a concorsi e colloqui di lavoro con un curriculum vincente: poco importa se, nella realtà, non sai nemmeno scrivere correttamente in italiano.

E la realtà è lì, da vedere: perché, finita la festa per le lodi e gli abbracci accademici, la pietosa verità, prima o poi, salta fuori. Non ci vuole molto: basta vedere come scrivono certi docenti, sbarcati sulle nostre barbare spiagge dai lidi luminosi del Mezzogiorno, carichi di encomi e di medagliette al valore, di cento e lode e di concorsi vinti a mani basse. A casa loro: perché, ad altre latitudini, per vincere a mani basse devi essere un campione. E ce la fa uno su mille.

Poi, non voglio certo dire che tutti i diplomati e i laureati del sud siano capre felicitate da giudizi entusiastici senza alcun merito: ci sono studiosi eccelsi, professionisti straordinari, che vengono dal sud e che davvero meritano la nostra ammirazione. Ma il discorsetto della professoressa Grima è un capolavoro di mistificazione: racconta un mondo che non esiste e si spiega solo col fatto che la suddetta non abbia mai lasciato la sua isola felice. Perché, se fosse passata da altre parti e avesse assistito a un esame di quelli tosti, in cui, per strappare un buon voto, devi sudare sette camicie, forse forse avrebbe calato le arie.

E non c’è solo la ridicola Invalsi a dimostrarlo, con i suoi punteggi che vanno declinando, mano a mano che si scenda lungo lo Stivale: c’è la pratica quotidiana, il quotidiano confronto tra due scuole. Una è quella dei cento e lode e l’altra quella del “tasi e tira”. Solo che, purtroppo, la scuola italiana si allinea sempre di più al Grima-pensiero: assume il postulato secondo cui, per avere un numero di diplomati e laureati allineato agli standard europei, basti abbassare il livello, facilitare l’esito, gonfiare i risultati.

Insomma, la professoressa è un po’ la metafora dell’idea italiota di educazione. E, infatti, dopo le brillantissime carriere liceali e universitarie cui allude, i piccoli geni finiscono nel ripostiglio: perché, alla fine, Dio non paga il sabato.

Avremmo bisogno di maggiore umiltà: della coscienza della strada che, ancora, dobbiamo percorrere per avere una scuola degna di un paese civile. Solo così, riconoscendo i nostri limiti, possiamo davvero produrre il troppo spesso millantato merito: esibire simili vantardigie, oltre che ingiusto, è piuttosto ridicolo. E consentitemi un ultimo calembour: Grima, nel “Signore degli Anelli”, ha un ruolo molto preciso. Nomen omen.

Un pensiero su “LA PROF FENOMENALE CHE SFORNA SOLO GENI

  1. Patrick Crotti dice:

    Bravo, Marco! Come sempre, miri all’essenzialità delle cose e non manchi di far notare quanto buonismo inutile e malsano campeggi nel mondo della scuola.

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