LA POSITIVITA’ NEGATIVA DI NOLE

di LUCA SERAFINI – Ci vorrebbero 3 o 4 pagine per raccontare quanto il lockdown abbia squassato la lucidità di Nole Djokovic, il più forte tennista al mondo. In questi mesi ne ha combinate più di Bertoldo, ma il problema è che adesso lui e la moglie Jelena sono risultati positivi al coronavirus, con il rischio di aver contagiato decine di altre persone.

Conoscendolo come tutti per la sua controllata esuberanza, il suo stile e i suoi modi, la sua generosità e il suo impegno nel sociale, il suo carisma e il suo equilibrio, ho sofferto sconcertato leggendo e vedendo le immagini delle sue scorribande da quarantena: incontri di tennis in Spagna quando i centri sportivi erano chiusi, irruzioni in palestra dove si allenava una squadra di pallavolo con baci e abbracci a tutti senza nessun rispetto dei protocolli (critiche, anzi, a chi li imponeva per gli US Open…), dichiarazioni di guerra ai vaccini, sorrisetti compiaciuti mentre un suo amico con velleità da filosofo – ma fa l’immobiliarista… – in un video diceva: “Essere vivi in questo momento è molto eccitante”.

Sulla bufera che lo sta strapazzando soffiano tutti: colleghi (Nadal e Murray i più severi), politici, tifosi, media… La sua proverbiale allegria, al cospetto del Covid-19, è diventata infantile superficialità che sfiora il crimine. L’ultima bravata è quella che potrebbe costare più cara, a lui in termini penali e ad altri per la salute: senza ancora sapere di essere positivo, ha organizzato il nobilissimo “Adria Tour”, una serie di tornei ed esibizioni nei Balcani a scopo di beneficenza. Con annesse partitelle di calcio e serate di gruppo in discoteca senza distanze, mascherine, cautele di nessun tipo.

Mi costa sangue scrivere la semplice cronaca dei misfatti compiuti da uno degli uomini più famosi al mondo – oltre che per i suoi risultati nello sport – soprattutto per la sua positività, non a un virus ma nei confronti della vita e il rispetto verso di essa. Almeno fino ai tempi della pandemia. Poi, qualcosa è saltato: forse, nel suo fisico perfetto, il virus ha fatto un giro più lungo e prima di arrivare ai polmoni, è passato dal cervello.

 

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