LA PELLACANI E’ SUPEREROE, MA LA TADDEUCCI RIBALTA LE MESSE CANTATE RAI

Dopo la terza assenza di fila ai Mondiali di calcio e dopo aver assistito a tante brutte partite, è meglio che ci appassioniamo agli European Aquatics di Parigi, dove invece stiamo primeggiando e il nuoto non è certo inferiore al calcio. Le nostre ragazze ci stanno regalando sette ori, tutti quelli conquistati finora, facendoci balzare primi in classifica, da dove possiamo vedere dall’alto Germania, UK e, molto distanti, Spagna e Francia. Parliamo di tuffi e di nuoto di fondo, il nuoto in corsia sta cominciando adesso.

I sette ori stanno al collo di sole due atlete, molto diverse tra loro. Chiara Pellacani, romana, cinque ori nei tuffi, record assoluto, è un atleta formidabile, seria e professionale, misurata nelle parole e controllata, diciamo un po’ sinneriana: la faccia pulita dell’Italia che s’impegna e vince con merito. Anche Tania Cagnotto (l’ultima famiglia nobile dei tuffi che ci ricordiamo tutti) l’ha eletta a sua erede, elogiandone senza invidia le grandi qualità. Ginevra Taddeucci, toscanaccia di Lastra a Signa, 2 ori e un record nel nuoto di fondo, sorridente e irriverente, molto forte e agguerrita in acqua, fuori controllo nelle interviste, vivace e schietta, diciamo un po’ tamberiana: la faccia guascona e goduriosa dell’Italia che vince col sorriso divertendosi. Il mitico Greg Paltrinieri è come se le stesse passando la formula segreta della vittoria.

Ognuno si identifica nel modello in cui crede di più, noi italiani non abbiamo una sola faccia, esibiamo così tante personalità da rendere impossibile un inventario. Certo che mi sono divertito un mondo nell’ascoltare il siparietto-intervista a caldo della veterana e imbarazzatissima Elisabetta Caporale a Ginevra la ribelle. Solite domande di rito, ma le risposte vanno dove vuole l’intervistata. Intanto, dice serenamente che non c’erano le più forti e quindi, nonostante abbia vinto con distacco e merito, non si considera affatto la più forte. Primo schiaffo alla ritualità classica, e contemporanea reazione stranita della Caporale. Avanti. Le chiede dell’acqua della Senna, argomento ormai noioso, facendo riferimento alla sua splendida medaglia di bronzo delle Olimpiadi del 2024, conquistata proprio lì in quel fetido fiume. Lei, per tutta risposta, rifiuta di stare al gioco e se ne esce con un “è un troiaio indicibile, nell’acqua c’era di tutto”, altra verità inconfutabile. Di nuovo uno spiazzamento totale, anzi le viene fatta ancora una domanda analoga e lei – serena come una bambina – ripete la classica parola usata prima, un gergo toscano che equivale grosso modo a “casino”. Non sia mai, l’intervistatrice cerca di controllare Ginevra ricordandole che certe affermazioni non sarebbero da fare, come la più becera censura di regime, dimostrando di non conoscere nemmeno il significato toscano della parola usata. Di tutta risposta, Ginevra ride in modo spontaneo e non fa per niente marcia indietro. Bisogna chiuderla lì e arriva la classica e stantia domanda “a chi dedichi la medaglia”. La toscana, per un attimo, rientra nei ranghi e cita diverse persone, concludendo però che sta aspettando il suo ragazzo che vuole baciare al più presto.

Che freschezza, che vitalità, che umanità divertente! Meno male abbiamo campioni di questo tipo che fanno diventare vecchia e fuori tempo la nomenklatura grigia di chi vuole imbrigliare tutta questa energia allo stato puro. Mi sono sentito molto vicino a un atteggiamento di questo tipo, naturale e senza filtri. Smettiamo di credere che questi ragazzi debbano per forza farsi vedere più maturi, più seri, più coscienziosi – o più ruffiani? – di quello che sono. Il loro sacrificio in allenamenti estenuanti e massacranti può passare in secondo piano, smettiamo di ricordarlo ogni volta, lo sappiamo già. Un sorriso scanzonato e una battuta, a volte, sono un toccasana per tutti e di certo non tolgono valore all’atleta, anzi.

Pubblicità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *