LA NOSTRA CAREZZA A MONICA, ETERNA FIDANZATA D’ITALIA

C’è sempre stata, in un gruppo di amiche o a scuola, quella più matta di tutti e di tutte. Stava all’ultimo banco o giù di lì, non era bellissima, piaceva per quello e per come diceva le cose, anche certe cose, studiava il giusto, un sei sofferto, se si fosse applicata avrebbe steso tutte e tutti.

Mari Teresa Ceciarelli doveva essere così, prima di diventare Monica e poi Vitti, dal cognome sincopato di sua madre Vittiglia. Sarà stata la voce non proprio femminile, sarà stato quel naso deciso, sarà stato l’accento de Roma, non è stata mai la fatalona da far perdere la testa, ma Monica Vitti è stata una testa da acchiappare chiunque, intellettuali e attori e gente comune, perché la genuinità furba è stata più vincente del fascino di certe vamp alla fine nude e non del corpo.

E’ stata così universale nella sua carriera cinematografica da offrire la stessa valenza artistica a Michelangelo Antonioni e ad Alberto Sordi, dall’incomunicabilità alla comicità sfacciata, con lo stesso risultato, professionale ed immediato al tempo stesso.

Erano anni che di lei si parlava sotto voce, la malattia le aveva fatto smarrire la vita, i ricordi, i nomi, si muoveva nel tulle, c’era un senso di massimo rispetto per la sua lontananza, il suo silenzio, anche la morte è stata comunicata con la discrezione che ha avvolto l’ultimo decennio della sua esistenza lunga novant’anni, carica di luci e, assieme, di lacrime molte, di un’infanzia sofferta ma non povera e disperata come vorrebbe il classico repertorio, difficile con la famiglia che non accettava il lavoro del palcoscenico.

Ma era proprio il quadro di scena la sua isola del tesoro, sulla quale approdare dopo certi naufragi adolescenziali. Non è passata alla cronaca spicciola per tresche e amori plateali, i suoi tremori si sono trasferiti in storie appassionate, la paura dell’aereo le è costata la fine di una relazione, il lungo viaggio in treno verso Mosca aveva interrotto carezze e baci d’autore.

Se n’è andata durante il Festival che, a pensarci bene, è una sagra nella quale Monica Vitti avrebbe fatto un figurone, una specie di Fiorello al femminile. Sua madre la rimproverò: “…la polvere del palcoscenico corrode l’anima e il corpo…”. Si sbagliava la signora Adele Vittiglia Ceciarelli, Monica è stata anima dolce e corpo bellissimo.

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