LA DOPPIA VELOCITA’ DELL’INDIGNAZIONE A MEZZO STAMPA

I colpevoli sono due. Putin e Brindisi. Roba indegna di stare al mondo. Così sostengono in tanti nel bel paese, scossi e turbati dall’intervista concessa dal ministro degli esteri russo Lavrov a Giuseppe Brindisi nel programma “Zona Bianca”, di Rete 4.

Letta Enrico l’ha definita, avendo ancora in testa e in corpo la douce France “un’onta” (dal francese antico honte), ma meglio sarebbe, per un pisano, “vergogna”; Draghi Mario “lavoro osceno e aberrante, non è granché professionalmente”. Si sono aggiunte altre reazioni e interventi nei vari dibattiti televisivi. Ospiti più o meno illustri, con lo sguardo cupo e l’indice non di gradimento ma di rimprovero, hanno individuato il vero colpevole: appunto Brindisi Giuseppe.

Sono gli stessi che, invitati in tivvù, chiedono, anzi impongono regole di ingaggio, domande, tempo, contraddittorio, scelta di ospiti graditi o esclusione di quelli fastidiosi. Il sistema Rai, ad esempio, individua, sceglie e dispone di direttori di testata e redattori di ogni tipo, però poi entra in fibrillazione e sventola la bandiera della libertà di informazione e di indipendenza. Da chi? Da loro non di certo, tutti, sinistra, destra, centro, fratelli di un’Italia sfacciata. Trattasi di ex presidenti del consiglio, dotati di uffici stampa da minculpop, di figure varie della maggioranza e dell’opposizione.

Ora il mondo dei politici vuole insegnare il mestiere a chi lo pratica sul campo. Ma sarebbe opportuno un bugiardino per spiegare a tutti costoro alcune regole base, prima: studiare la grammatica, controllare la sintassi, frequentare la semantica, ricorrere al congiuntivo, evitare l’anacoluto. Totale: una fatica immane. Meglio buttarsi sul Brindisi.

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