LA BRILLANTE IDEA: SUICIDIO A 65 ANNI PER RISOLVERE IL PROBLEMA DEI VECCHI

Il Giappone, si sa, ha un vecchio problema. Anzi, ha il problema del vecchio. Non da oggi, domina la classifica mondiale della popolazione anziana con il 28,7% di over 65. Dietro arriviamo noi, ma con distacco: “solo” il 23,6% di italiani ha superato la soglia di età che, per convezione, dà accesso alla vecchiaia.

Un problema, per noi e per i giapponesi. Soprattutto per i giapponesi. Qui in Italia, volenti o nolenti, siamo esposti alle iniezioni di Gerovital sociale praticate dall’immigrazione e chissà che le politiche autarchiche di sostegno alle famiglie indigene annunciate dal governo Meloni non producano prima o poi qualche scossone a livello di pianificazione della prole. La questione, in ogni caso, rimane scottante: mancano giovani per fare quasi tutto, compresi i medici e gli infermieri. Mettiamoci che scuola e mercato del lavoro sono quello che sono, ed ecco che completeremo l’opera con la fuga del giovani cervelli all’estero.

In Giappone è anche peggio. L’isolamento geografico del Paese non favorisce l’immigrazione, ostacolata, oltre che dalla politica, anche da oggettive difficoltà di inserimento. La barriera linguistica è molto impegnativa da superare, il costo della vita elevato, perfino le convenzioni sociali – l’etichetta, addirittura – contribuiscono a scoraggiare l’immigrato. In Giappone lo straniero vive un paradosso: è sempre trattato con una cortesia estrema che tuttavia rappresenta anche l’evidente l’impossibilità, per lui, di raggiungere un’autentica assimilazione.

Chiuso nei suoi riti e nelle sue convenzioni, peraltro in larga parte civilissimi e apprezzabili, il Giappone invecchia sempre di più e incontra crescenti problemi strutturali. Il sistema di previdenza sociale non regge, al punto che si arriva ad autentici paradossi: si legge di anziani che, abbandonati a se stessi, compiono furtarelli nei supermercati al preciso scopo di farsi arrestare e di trascorrere un periodo in prigione senza l’assillo di dover mettere insieme il pranzo con la cena. Una tendenza doppiamente triste se si pensa a quanto deve essere doloroso per un giapponese, tradizionalmente legato a rigide forme di onestà e di rispetto civico, violare la legge per garantirsi un pasto caldo.

Per fortuna, c’è chi ha pensato a una soluzione: rispolverare il “seppuku”. Trattasi, si ricorderà, del suicidio rituale praticato dai samurai, usi a punire se stessi per qualunque azione disonorevole con la morte tramite squarciamento del ventre. Yusuke Narita, un assistente alla facoltà di economia della prestigiosa università americana di Yale, ha dichiarato a un sito d’informazione giapponese che il “seppuku di massa” degli anziani sarebbe una soluzione “piuttosto efficace” per il problema. Il vantaggio di questo sistema, tra l’altro, è che escluderebbe lo stesso Narita dal dovere di prendervi parte. Il professore, infatti, ha solo 37 anni e dunque conta su quasi tre decenni di margine sul seppuku per anziani.

La sua posizione, naturalmente, non ha mancato di sollevare qualche sopracciglio. E’ ben vero che il suicidio rituale e l’idea stessa della morte bella e soprattutto onorevole appartiene strettamente alla cultura giapponese, ma la proposta di Narita è sembrata un tantino troppo cinica perfino agli eredi dei samurai i quali, pur vincolati come si ricorderà a un rigidissimo codice d’onore, con altrettanta risolutezza aderiscono al principio del acca’ nisciuno è fesso, e se Narita volesse sbudellarsi lui stesso per far largo ai giovani, prego si accomodi ma non si aspetti troppi emuli.

Peraltro, una volta appiccato l’incendio, Narita ha cercato maldestramente di spegnerlo, dichiarando che le sue frasi sono state riportate “fuori contesto”, come sempre afferma il frignone di turno che si accorge di aver fatto l’uovo fuori dalla cavagna. Insomma, alla fine si è capito che il nostro professore è uno che ama spararle grosse e per questa ragione viene spesso interpellato dai media meno scrupolosi nella speranza di cavargli un titolone. Impossibile fare paragoni con la nostra realtà perché, come sappiamo, da noi personaggi che sparano fregnacce in tv, alla radio o nei siti web su guerra, vaccini e minacce climatiche non ce ne sono e mai ce ne saranno.

Va però detto che nel suo delirio, Narita ha sgangheratamente portato l’attenzione su un vero problema, giapponese e non solo giapponese. Un problema che va oltre quello dello stretto invecchiamento della popolazione: esso deriva invece dal conflitto tra generazioni e in particolare dal risentimento che i giovani provano nei confronti dei vecchi, “colpevoli” di drenare risorse della nazione e di ridimensionare in questo modo le chance di realizzare sogni e aspirazioni. Peggior conflitto sociale non è possibile immaginare, specie in Oriente, dove il rispetto per gli anziani è da sempre un sacro dovere. Purtroppo, oggi la comunicazione sociale, in Giappone come in Occidente, non sa come affrontare questi temi se non dando voce ai tipi come Narita, commettendo così, forse inconsciamente, un criminale e irrimediabile “seppuku” della coscienza civile.

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