IL SOLE DA SOLO NON BASTA

di GHERARDO MAGRI – Il sole fotografato in dettaglio così vicino, come mai prima. Oddio, sono comunque 77 milioni di chilometri, non proprio una gita fuori porta: la sonda europea Solar Orbiter, con a bordo anche tecnologia italiana, scatta istantanee a metà strada esatta tra la terra e la grande stella del nostro universo. Immagini di fortissimo impatto, che non ti lasciano indifferente. Veri quadri d’autore, da farci ingrandimenti e appenderli nel salotto.

Subito una riflessione, dopo lo stupore suscitato da queste anteprime straordinarie. È quello che ci immaginavamo di vedere, corrisponde a ciò che la nostra fantasia rappresentava nel nostro inconscio? Che effetto fa scrutarne i primi dettagli? Siamo abituati, fin da piccoli, a disegnare il sole come una rotonda palla gialla a una sola dimensione, con dei raggi che lo contornano come fosse un fiore. Non c’è un nostro disegno infantile che non lo contenga, tuttalpiù lo accompagnavamo con batuffoli di nuvolette bianche candide su uno sfondo di cielo azzurro intenso. Lui è sempre stato lassù, prima che noi nascessimo e crediamo che ci accompagnerà per tutta l’eternità. Lui ci scalda, ci dà la vita e l’energia per la nostra sopravvivenza. Non possiamo mai guardarlo dritto negli occhi di giorno, perché la potenza dei suoi raggi ci potrebbe danneggiare la vista. Dobbiamo aspettare il tramonto, quando si congeda cambiando di colore, regalandoci momenti di grande bellezza. Oppure, con appositi occhialini, ne sbirciamo i contorni misteriosi durante le rare eclissi. Per tutto il resto, utilizziamo l’immaginazione per dargli un proprio volto.

Oggi possiamo avere un suo primo piano e capire di più. Dal punto di vista sia scientifico che fotografico, l’informazione più importante che ne ricaviamo è l’estrema irrequietezza delle sue attività, sia in superficie che all’interno, che ci danno immediatamente l’idea del caos energetico perfetto in atto sopra le nostre teste. Altro che placido astro, protagonista pacifico del ritmo ordinato della vita terrestre. È come aprire il cofano di un’auto super sportiva e vedere i pistoni che ci danno dentro per garantire la massima potenza. Tutto ribolle, tutto si modifica, tutto si muove. E, purtroppo per noi (intendo le generazioni che verranno tra qualche miliardo di anni), l’energia di questo bolide prima o poi svanirà e il collasso sarà inevitabile.

Ci sono due possibili reazioni. Una prettamente romantica, che vede il quadro magico sfregiato dalle nozioni assorbite e ci fa vedere una realtà diversa da quella pensata: niente sarà più esattamente come prima, addio caro sole piatto e immutabile. L’altra più razionale, che ci indica la via per approfondire l’aspetto scientifico e per iniziare senza esitazione l’analisi delle alternative possibili per un piano B, che riguarda l’umanità intera: più conosciamo, più troveremo la via per salvarci quando sarà il momento. Meno cuore e più cervello: meglio rompere gli indugi fin da ora.

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