IL RUGGITO DELL’AGNELLINO

di CRISTIANO GATTI – Abbiamo altro per la testa, ma non bisogna smettere di usarla. Anche sotto assedio Coronavirus, come ignorare l’ultima analisi di Andrea Agnelli, figlio e nipote di, da qualche anno presidente Juve, ultimamente capocordata dei grandi club che vorrebbero giocare solo tra loro, più che altro per guadagnare solo tra loro.

Parlando dello sferragliare di cervelli che hanno avviato per riformare la Champions, questa la sua uscita migliore:

“Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla Champions. Giusto o meno, penso poi alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori. Con tutte le conseguenze del caso a livello economico. Bisogna proteggere gli investimenti”.

Siamo sempre lì: questione di punti di vista. Mezzo mondo ritiene romantico e comunque bellissimo che almeno nello sport gli ultimi ogni tanto riescano a fare una capatina tra i primi, puntando solamente sulle proprie capacità e le proprie forze, senza godere delle rendite di eredità e casati.

Il giovane Agnelli, che come ciascuno sa si è fatto tutto da solo, è stranamente di opinione diversa. Liberissimo.

Ma mentre pensa a come giocarsela solo tra nobili e aristocratici, bisognerà che trovi almeno un attimo per rispondere anche ai suoi azionisti: proprio l’altro giorno la Juventus si è vista buttata fuori dal Ftse Mib della Borsa, un altro circolo molto esclusivo, che racchiude le quaranta maggiori società italiane. Retrocessa nella serie B, che a Piazza Affari si chiama Mid Cap.

Rimangono campi, nella vita, in cui non contano solo glorie, blasoni, sangui blu. Contano i risultati.

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