POTREMMO IMPARARE CHE

di LUCA SERAFINI – Sant’Agostino ha scritto molte cose che è bello e confortante leggere, anche per chi non crede. In questi giorni di paura diventano attualissime, come spesso accade per chi ha il privilegio di una visione immensa delle cose, queste sue parole: “La potenza di Dio non sta nell’impedire il male, ma nel trovare il bene nel male”.

Più modestamente perché semplicemente un uomo e non un santo, nel suo bellissimo “L’onda perfetta” Sergio Bambarén ha scritto: “Di fronte alle tragedie dei popoli, è inutile chiedersi perché, bisogna invece pensare a come si potranno rialzare”.

Cosa ci possiamo vedere di buono in questo clima di guerra? Per esempio, che tutto il mondo (ormai) si è schierato sulla stessa linea del fronte per combattere un nemico comune. Dopo l’enorme depressione economica destinata a seguire questa catastrofe, sboccerà per forza una solidarietà inedita tra le Nazioni più potenti perché bisognerà risollevare il pianeta.

Il buonsenso di molti sta sbocciando nella condanna agli stolti: in un momento in cui sembra iniziata la caccia all’untore come durante la Milano appestata di Manzoni, la gente civile fa quadrato nel difendersi e nell’attaccare.

Il coprifuoco cui gradatamente stiamo per essere costretti in Italia, abbasserà le soglie dell’inquinamento e la natura potrebbe giovarsi di un minimo riequilibrio.
Siamo costretti a stare in famiglia, e se da una parte i bambini a casa, il lavoro immobile, i pensieri e le preoccupazioni rendono queste riflessioni apparentemente ciniche e magari un po’ bigotte, stiamo a tavola insieme a pranzo e cena anche a costo di mangiare solo pane e patate. E amuchina.

Di fronte all’incalzare spropositato del progresso e del benessere, della tecnologia e dai confort, nostri nonni ci hanno detto tutti, credo proprio tutti almeno una volta, quella frase terribile: “Vi ci vorrebbe una guerra per capire il senso delle cose”. Un anatema che oggi stiamo vivendo e, per la prima volta, tutto insieme con gli stessi obiettivi e lo stesso scopo.

Io capisco il panico di quei milanesi che corrono alla stazione per fuggire: il panico è una bestia feroce. Li condanno come tutti, ma non arrivo a disprezzarli. Ognuno vive la paura secondo la sua natura.

La mia natura è incrollabilmente ottimista e sento dentro il cuore che dopo questa angosciante nottata del pianeta, avremo le grandi opportunità di sfruttare un senso comune di sopravvivenza, di riconsiderare molti valori che avevamo seppellito e di imparare finalmente, definitivamente, a difendere la nostra salute e quella del pianeta che abbiamo – lui sì – volontariamente contagiato, infettato e distrutto.

Il Coronavirus ci sta insegnando in maniera spietata e severa che qualcosa, nella nostra vita incosciente, passata la tempesta dovrà cambiare.

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