IL PENOSO MELODRAMMA DEL BOSS

di JOHNNY RONCALLI – Torna su Rai2 la trasmissione “Boss in incognito”, già in onda dal 2014 al 2018, ed è subito un grande successo, come era prevedibile, come è sempre prevedibile quando si mettono in piazza melodramma e sentimentalismi strappalacrime.

Non che questi ultimi siano le armi utilizzate per pubblicizzare la trasmissione, no.

Un imprenditore, un manager, un boss si traveste e affianca i suoi dipendenti per assaggiarne vizi e virtù mentre lavora, per valutare competenze, dedizione, attenzione, fedeltà, per ascoltare anche le storie personali, certo, per cogliere il lato umano, questo lo devo ammettere. Però.

L’obiettivo finale sempre quello è, strappare lacrime. Strappare lacrime al dipendente e strappare lacrime al telespettatore. Vuoi perché si decantano le virtù lavorative e la forza morale di alcuni, vuoi perché il boss prima muove critiche, innescando nel sottoposto timori di provvedimenti e innescando lacrime di pentimento, salvo poi virare sulla storia personale e apprezzarne sacrifici e forza morale, e allora anche le lacrime virano sul sollievo compiaciuto: ah, ecco, mi pareva che meritassi tutti sti rimbrotti…

Oppure, prima ti dico che non fai altro che lamentarti, e il dipendente si irrigidisce, prova a scusarsi, poi ammette. Salvo poi, anche qui, sentirsi dire che quelle lamentele sono lo specchio della persona vera che è, che il boss terrà conto e farà tesoro di quello che ha ascoltato.

Alla fine, ricchi premi e cotillon per tutti. Gratifiche, viaggi, promozioni, riconoscimenti, svenevoli messaggi dai familiari in pieno stile De Filippi.

Insomma, alla fine bisogna piangere. Un boss in funzione cipolla.

Al sottoscritto, questa sudditanza ribadita ed esibita dà abbastanza l’orticaria. Un melodramma della gerarchia aziendale insopportabile e zuccheroso, oltre tutto con l’esca del ferreo rimbrotto messa lì come preludio.

Ma se il rimbrotto risulta insopportabile, lo è ancora di più l’encomio, durante il quale il dipendente si zerbina con toni, se non con parole, che richiamano sudditanze indecorose, roba da…. sì padrone, grazie padrone, molto obbligato padrone.

Il dipendente rimane dipendente e la parola stessa non lascia spazio a dubbi, e il padrone rimane padrone, ognuno il proprio ruolo.

Sì, alla fine bisogna piangere. Il boss taglia la cipolla, finché sgorgano lacrime e poi lacrime e ancora lacrime.

Comunque, materia per la rubrica Azienda Umana, chissà che il dottor Magri non dica la sua…..

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