I SEGRETI DI MISTER NETFLIX

di GHERARDO MAGRI – Di Netflix sappiamo ormai quasi tutto. La società numero uno al mondo nello streaming con il nome che sembra un fumetto è vicina ai 200 milioni di abbonati. E’ uno dei più grandi successi nel mondo digitale degli ultimi anni. Per arrivarci, però, c’è voluto molto tempo. La sua fondazione risale al 1997- allora era una società di noleggio di dvd e videogiochi – e dietro c’è il suo inventore, Reed Hastings (NELLA FOTO), ormai arrivato alla soglia dei sessant’anni. Quindi non parliamo di un rampante astro nascente, di un “cantinaro o garagista” fulminato dall’idea vincente come in tanti casi a stelle e strisce, ma di uno che si è fatto una bella gavetta per arrivare alla grande fama.

Una storia americana diversa dalle altre. Fatta di grande ostinazione, di innovazioni continue e di rischi imprenditoriali, di ripartenze con nuovi modelli di business che sfidano lo status quo del momento.

Che Reed sia una persona speciale lo si legge anche dal suo curriculum. Addestrato nei marines, si unisce ai Peace Corps e, attraverso loro, per un paio di anni insegna matematica in un liceo in Swaizland, Africa. Rientra e America, si laurea a Stanford e si butta nel settore emergente di quel tempo: software e informatica. Ha un buon successo con la sua società, ma la sua strada di Damasco gli appare quando dimentica di restituire in tempo a Blockbuster (il mega dinosauro che anche lui contribuirà ad estinguere) la videocassetta di Apollo 13: gli appioppano 40 dollari di multa per il ritardo. Lo fanno sentire in colpa e pure stupido. E’ un’ingiustizia per l’utente e questo lo fa imbestialire. Si sa, agli americani toccate tutto ma non la sovranità del consumatore.

Da lì, le quattro rivoluzioni alle quali il visionario Reed sopravvive e anzi cavalca: dalla spedizione postale di dvd allo streaming, dai contenuti vecchi a originali, dal loro acquisto alla produzione in proprio, da azienda tipicamente americana a società globale. Il tutto a un prezzo democratico e accessibile, che sta appena sotto ai dieci euro al mese, sconquassando il dominio delle costose pay-tv. Un altro tassello del suo enorme successo: rapporto qualità-prezzo eccellente.

C’è voluto tempo, però ma alla fine Reed ha avuto ragione. Nella sua storia c’è anche un rifiuto eccellente nientedimeno che a Jeff Bezos, che voleva rilevare la sua azienda nel 1998 a colpi di milioni, fiutando l’affare. Adesso tutti lo copiano, nei contenuti e nei prezzi. Colossi come Amazon, Apple e Disney stanno cercando di metterci una pezza per non farsi soffiare un mercato così ricco. Ma l’improvvisazione non paga tanto. Perché gli attori più famosi stanno cominciando a fare la fila per entrare nel cast delle serie televisive di Netlix, così come registi e il resto dell’entourage dello spettacolo. Il primo a capirlo è stato Kevin Spacey con la prima serie di grande successo “House of Cards”, per non parlare della famosissima serie spagnola “La casa di carta” (comprata a pochi soldi dalla tv locale perché non funzionava più e rilanciata nel mondo con grande intuito e importanti correzioni), la serie più seguita al mondo non in lingua inglese, diventata ormai un cult.

Il credo dell’ex-marine è “l’unica regola è che non ci sono regole”, che applica con enfasi quasi spietata, tipicamente americana. Libertà e responsabilità e talento sono molto importanti per lui in un momento di grandi cambiamenti come questo. Incoraggia i suoi a prendere le ferie, perché pensa che lì ti vengano le idee migliori, hai più stimoli e leggi di più (parole sante, che sottoscrivo in pieno e cerco di applicare anch’io). Mi ha colpito una sua dichiarazione, in particolare, quando cita il libro come ispirazione del suo modello di business: “In un libro ci sono tanti capitoli tutti insieme, anche se l’autore ci ha messo anni a scriverli. Si possono leggere in una sola notte, si può interrompere e poi riprendere, o leggere un certo numero di pagine ogni giorno. Con i libri eravamo abituati a questa flessibilità, ma la tv ha portato a considerare naturale un meccanismo per cui possiamo vedere un episodio di una serie solo il martedì o il mercoledì, e invece noi vogliamo rimettere tutto in discussione”.

Ecco, è questo bell’impasto di approccio imprenditoriale americano, misto a una cultura tipicamente più europea del sapere, che mi fanno apprezzare questo signore attempato dello streaming, paziente e cocciuto, giovane dentro e pronto a ogni sfida. Nessuno sa come andrà a finire, il successo è più effimero di qualsiasi altra cosa, ma sono certo che Reed saprà ancora costruire qualcosa di buono. A vantaggio del consumatore, ci scommetterei.

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