IL MEGLIO SINDACO D’ITALIA

di MARIO SCHIANI – A nome di quelli che rispettano le regole, perfino quando non le amano, e anche di quelli che non le rispettano ma che, grazie ai primi, hanno qualche possibilità in più di sfuggire al Covid – maledetto lui -, mi sia consentito levare un applauso al signor Andrea Reale, sindaco di Minori, in provincia di Salerno, paese attualmente in zona rossa, il quale, saputo di un pic-nic abusivo sul lungomare, ha marciato sul convivio come un sol uomo e vi ha posto termine da par suo: facendo volare i tavolini con relativi cibi e condimenti, senza ascoltare i piagnistei dei partecipanti i quali, manco a dirlo, volevano far passare l’abbuffata come protesta contro le “ingiuste” restrizioni sanitarie.

Bravo sindaco, così si fa. Il gruppo di mandibole arrabbiate riunito attorno ai suddetti tavolini meritava una lezione non solo per aver messo a repentaglio la salute di tutti gli altri cittadini, ma anche per aver involgarito il concetto di protesta e aver insultato la nostra intelligenza, cercando di spacciare la provocatoria piazzata per una dimostrazione a sostegno delle categorie economiche in difficoltà. Una chiassata stupida, mossa da proponimenti ignoranti, tanto che verrebbe da augurarsi l’atterraggio dei tavolini dritto su quelle zucche vuote.

Ve lo dice uno al quale non piacciono per nulla i sindaci-sceriffo e i governatori-Rambo che tanto vanno per la maggiore. Non ho apprezzato le metafore di Vincenzo De Luca sui lanciafiamme e neppure mi esaltano le istigazioni alla delazione, alla denuncia del vicino che festeggia in famiglia il compleanno della figlioletta. Di più: detesto con tutto il cuore quel certo Tombstone-style che da anni caratterizza molti Comuni italiani, governati all’insegna di una malintesa autonomia ideologica. Ecco i sindaci leghisti inondare i cittadini con ordinanze a tutela e privilegio della sola razza bruna alpina, o comunque della sola razza italica, e quelli di sinistra impegnare il Consiglio in mozioni di solidarietà per gli aborigeni australiani e in ordini del giorno sul rischio di estinzione della tartaruga embricata, salvo poi dimenticarsi di trovare i fondi per la mensa scolastica.

In Italia abbiamo avuto bravi sindaci di destra e bravi sindaci di sinistra, pessimi sindaci di destra e pessimi sindaci di sinistra; sono stati bravi, gli uni e gli altri, quando, dimentichi del colore di partito, hanno affrontato i problemi uno alla volta, con pragmatismo, intelligenza e capacità di ascolto; sono stati pessimi quando non hanno fatto altro che ripetere a livello locale gli slogan dei loro capi-partito.

In questa circostanza almeno, il sindaco Reale ha dimostrato di appartenere alla prima categoria: per quanto plateale possa essere considerato il suo gesto – ma ad alzare il sipario sul melodramma avevano incominciato i cosiddetti protestatari con il loro ridicolo e sfacciato pic-nic -, esso va incontro agli interessi di tutti i suoi cittadini, che lo hanno eletto anche perché nessun furbacchione venga a prenderli in giro. Con la conta quotidiana dei morti che ancora si misura in centinaia, questi vorrebbero farci credere che un pic-nic sul lungomare è un atto eroico, una sacrosanta ribellione contro lo Stato autoritario e prevaricatore. L’avessero saputo, i ragazzi cinesi dell’89 avrebbero potuto portarsi due tartine sul bagnasciuga invece che fare tutto quel casino in piazza Tienanmen.

“Le ragioni dei dimostranti – ha detto Reale – spiattellate in toni da cabaret perdono di serietà, di ragionevolezza e quindi anche di peso. Magari sono ragioni apprezzabili, magari se si discutesse seriamente potrebbero essere capite”.

Giustissimo, sindaco. L’unico dubbio è che questi, mandato giù il panino, non abbiano proprio nient’altro da dire.

 

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