IL COVID MUTA DAL BILLIONAIRE ALLA FESTA DELL’UNITA’

di GIORGIO GANDOLA – Come fa a non avere torto, Flavio Briatore? Ha un curriculum da torto, una ricchezza da torto marcio. E l’italiano medio da invidia sociale incorporata – quello che va per la maggiore nell’estate in mascherina –  gli perdona soltanto di avere scoperto, una vita fa, Michael Schumacher.

Per il resto, Briatore rappresenta tutto ciò che a queste latitudini si detesta per non essere in grado di imitare: la vita di eccessi, l’attico a Montecarlo e a Londra, le compagne gnocche, le pantofole con le iniziali (passabili solo quelle di Lapo, siamo pur sempre sudditi di quella tal famiglia), una certa protervia trumpiana, l’idiosincrasia per il pauperismo da decrescita infelice. E il Billionaire.

Proprio la sua discoteca vip nel cuore (anzi nello stomaco) della Costa Smeralda è al centro del caso politico più serio nell’agosto da Covid: 11 contagi determinati da un turista imbecille. Chiuso, sbarrato, ripassare fra un anno. Niente sciabolate al collo delle magnum di champagne, niente Ferrari gialle parcheggiare davanti, niente fate dall’abbronzatura integrale o calciatori a caccia di brividi (quelli dell’Inter hanno fatto gli straordinari, quelli della Juventus sono in castigo al Séstrière).

Chiuso per contagio. Lo ha deciso il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, grillino, che portava le casse di acqua minerale alla discoteca passando dalla porta di servizio e per contrappasso ha deciso di far sprangare quella principale per evitare il moltiplicatore sociale della paura. Scelta istituzionale e del tutto legittima, in linea con le decisioni governative.

Briatore ha protestato, ha messo in piazza il curriculum del primo cittadino e si è meritato una rispostina equilibrata: «L’ho chiuso per proteggere gli anziani come lui».

Il manager non si è arreso e, proprio mentre i contagi salivano, ha dichiarato guerra all’amministrazione facendo sapere ai media: «Abbiamo le prove fotografiche, visive, che poi manderemo. In altri posti ballano tutti sui tavoli. Il sindaco non fa nemmeno rispettare il decreto del governo che non si può ballare».

Lui difende il suo business, minaccia azioni legali e attacca le cosiddette discoteche abusive, locali che starebbero proliferando per sopperire all’ordinanza e che si sostituirebbero allegramente a quelli ufficiali con zero precauzioni ma con nessuna obiezione. Anche perché Briatore fa titolo, gli altri neanche un po’.

Nel mese più surreale dell’anno accade tutto e il suo contrario. Rimanendo solo alla Sardegna, i traghetti sono pieni, le spiagge hanno un distanziamento del tutto ipotetico, i baretti in riva al mare sono presi d’assalto, ma il Billionaire è chiuso. Giusto così, almeno i tarantolati della movida che si sono contagiati in Croazia e sono rientrati senza nessun problema, non possono diffondere il virus di ritorno a Golfo Aranci, ma solo a Quarto Oggiaro o a Pietralata. E Briatore, che antropologicamente ha torto a prescindere (anche per avere inventato i Crazy Pizza, catena di food con una Margherita a 25 euro), è furibondo.

Lo sarebbe ancora di più se sapesse che a Modena è in allestimento la più grande, meravigliosa, partecipata, pubblicizzata “Festa de l’Unità” dai tempi di Gramsci. Ovviamente lì – secondo i media – tutto è stato previsto a regola d’arte, possiamo ipotizzare happy few della rivoluzione mancata aggirarsi dentro scafandri con aria ionizzata fra salamelle, ritratti di Stalin e libri di Marcuse.

Nessuna protesta, nessun dubbio che i compagni dalle molte anime non faranno fatica a stare alla lontana gli uni dagli altri. Titolo: «Bella Ciao Italia, ripartiamo insieme». Durata 20 giorni, chiuderà Nicola Zingaretti che ha tenuto una consulenza sugli assembramenti dopo l’esperienza milanese di marzo.

Caro Briatore, lei ha sbagliato tutto: se invece che Billionaire la sua disco l’avesse chiamata Berlinguaire, nessuno avrebbe avuto niente da ridire.

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