I SENSORI SPENTI SUL PONTE MORANDI

di GHERARDO MAGRI – I familiari dei quarantatré morti del ponte Morandi (e l’Italia intera) hanno diritto di sapere e vogliono giustizia. L’ultimo atto delle indagini fa venire a galla la mancata sostituzione dal 2015 dei sensori sul ponte, che avrebbero dovuto e potuto registrare anomalie di funzionamento. Un elemento fondamentale che trasformerebbe l’attuale impianto accusatorio da reati colposi a omissioni dolose, con la possibilità di ottenere pene fino a dieci anni di reclusione.

Leggendo l’intervista al testimone chiave, responsabile della società che si occupava dell’installazione dei sensori, si rimane sbigottiti. L’intervento sarebbe costato solo diecimila euro. Tecnicamente, un’operazione da niente.

Perché Autostrade non procedette? Secondo lui non è stata una questione di prezzo, piuttosto di poca attenzione, e la spiega così. “Come quando c’è una lavatrice che traballa e non si cambia il pezzo ma si attende di sostituirla interamente”.

I sensori avrebbero potuto evitare la strage? Magari no, perché il rilevamento degli spostamenti non è immediato, ci vogliono tempi più lunghi, però i dati sarebbero stati registrati e oggi sapremmo esattamente cosa è successo e perché. In tutti i casi, l’atteggiamento dei responsabili di Autostrade è inaccettabile e conferma l’incuria e la superficialità nella gestione. Ricordiamoci che il ponte Morandi era l’unico in Italia segnalato “a rischio crollo” già nel 2014, proprio dai quegli stessi sensori che si sono poi rotti e nessuno ha mai sostituito.

Sullo sfondo, l’ingarbugliata storia di Atlantia dal punto di vista societario va avanti piano. I riflettori si sono spenti, i politici sono affaccendati in tutt’altre questioni e il nodo del controllo maggioritario dei Benetton non è più sulle prime pagine. L’unanimità degli azionisti di Atlantia ha approvato lo scorporo del 55% di Autostrade in una nuova società e il restante 33% andrà distribuito ai soci della capogruppo. Si ipotizza anche la quotazione in borsa della nuova società, ma lo scenario più accreditato prevede che l’88% di Autostrade in mano ad Atlantia possa essere venduta direttamente alla cordata composta da Cassa Depositi e dai fondi esteri Blackstone e Macquarie.

Ma la strada è lunga perché è ancora irrisolta la questione della revoca della concessione e, soprattutto, la valutazione degli asset in termini di manutenzione. Mica bruscolini. Senza parlare di altri colpi di scena che potrebbero emergere dalle indagini in qualsiasi momento.

Poche storie: nonostante le amenità che si raccontano a Roma, nella palude della crisi di governo, il ponte Morandi continua a essere un capitolo scandaloso della nostra attualità. Alle colpe del disastro, tutti noi però rischiamo di aggiungerne una persino più imperdonabile: dimenticarlo per strada. A sensori spenti.

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