IL PATETICO CALCIOMERCATO DEGLI SBOLLETTATI

di TONY DAMASCELLI – Emilio “Mimi” Ceretti non si occupava di calcio, ma fu lui a lanciare l’idea, senza nemmeno saperlo e immaginarlo. Al Ceretti si deve infatti la creazione italiana del Monopoli (in origine Monopoly, quindi da evitare per il regime del fascio) riempiendo i sogni di milioni di italiani con Bastioni Gran Sasso, viale Monte Rosa, via Verdi, corso Cristoforo Colombo, largo Augusto, Parco della Vittoria e Viale dei Giardini.

I denari per partecipare al gioco hanno eccitato generazioni senza limite di età, potevi finire nella casella degli Imprevisti ma anche finire in Prigione. Che cosa significa tutto ciò? Elementare, il calcio mercato contemporaneo sarebbe stato un’idea meravigliosa per Mimi Ceretti, perché di questo trattasi, di un gioco di società, anzi delle società che avanzano tra gli imprevisti, comprano e vendono case e alberghi, dunque calciatori e allenatori e, a volte, tutto il cucuzzaro. Raramente finiscono in prigione. Un gioco che illude e delude, che inganna e soddisfa, con quei denari fasulli del Monopoli che oggi sono diventati prestiti, scambi a costo zero, chiacchiere che servono a incantare chi poco o nulla sa di economia, finanza e affini.

I bilanci dei club sono peggiori di quelli dello Stato, ma sul Titanic si danza che è un bel vedere, alcune società non pagano gli stipendi ma muovono l’aria con trattative da ambulanti, la plusvalenza è un sostantivo che mette a posto il disavanzo ma non la coscienza, i debiti aumentano su livelli sguaiati. Egregi amministratori delegati esibiscono pochette e sguardo severo mentre chiedono l’aiuto al governo, così non riescono proprio a tirare avanti la limousine, urge una agevolazione fiscale, le tasse le paghi il popolo dei tifosi, loro, i club garantiscono il pane con i circenses di passaporto vario e avariato.

Il mondo del football continua a vivere il suo film da avan(e-dopo)spettacolo, il calciomercato riempie ore sui vari canali televisivi di sport e sui fogli quotidiani. Grazie a Mimi Ceretti, io, un pomeriggio, con due carte, Viale dei Giardini e Parco della Vittoria, pensai di comprarmi il Real Madrid. Poi mio cugino mi chiese cinquanta lire per la merendina e il sogno finì.

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