GREAVES , UNA LEGGENDA A SUON DI GOL E DI BICCHIERI

Troppo difficile James Peter, meglio Jimmy e poi Greaves. Dunque, come si usa scrivere e dire, un’altra leggenda che ha salutato il football. “Continuerò a giocare fino a quando morirò. E così ho fatto”.

Era intelligente, Jimmy, sapeva giocare a calcio, segnare gol, quarto cannoniere di sempre della storia inglese dopo Lineker, Charlton e Rooney, pure nei tabellini di serie A, con la maglia del Milan. Il paròn amava il vino, ma Jimmy andava oltre i bicchieri e la bottiglia, quando Nereo arrivava a Milanello si chinava, ghignando, a scrutare sotto i tavoli: “ ‘sto inglisc me va a ramengo da ‘mbriago”.

Jimmy segnò otto gol in dieci partite, compreso il derby, ma Rocco gli preferì Dino Sani, ragioniere di mezzo campo. Greaves, pagato novantanovemnilanovecentonovantanove sterline da Andrea Rizzoli a Joe Mears presidente e padrone del Chelsea, non andò a ramengo ma venne rimandato sull’isola, sempre a Londra, ma al Tottenham Spurs. Cominciò la storia immensa di gol e poi il titolo mondiale con l’Inghilterra. Non lo godette tutto, si infortunò in semifinale contro la Francia e per i riti di allora non ricevette la medaglia d’oro del vincitore, non essendo previste le sostituzioni. Gli venne consegnata, di carati 18, quando Jimmy era reduce di se stesso, gli anni Settanta gli passarono di fianco, l’alcool gli annebbiò l’esistenza, si riprese ma due infarti ferirono il suo corpo e poi l’ictus, la carrozzina, il silenzio scelto in questi ultimi cinque anni. Vendette la medaglia all’asta di Sotheby’s per 44 mila sterline, gli servivano per pagare le cure mediche.

I suoi 357 gol erano una memoria forte, lontana ma presente negli stadi di legno e di hot dog. James Peter Greaves era nato a Mainor Park, una zona a ovest di Londra, nel febbraio del Quaranta, sette mesi dopo la città trovò il buio con il primo raid tedesco e le bombe a portare sangue, sudore e lacrime. Il suo primo presidente, Mears, era stato un Royal marine e gli raccontò di avere provveduto a proteggere il bunker dove si trovava Winston Churchill. Era questo il tempo che abbiamo vissuto, era questo il football che abbiamo amato. Era questo Jimmy Greaves.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.