GRAZIE AL BELGIO CHE FA COMINCIARE IL MONDIALE

A molti, compreso il sottoscritto, non è piaciuto il modo in cui il Paraguay ha cercato di fermare la Francia. Catenaccio assoluto, spinte, provocazioni, richieste di preventivo sulle prestazioni delle sorelle. Di sicuro tale atteggiamento non è garbato ai francesi che però alla fine se ne sono fatti una ragione, e non solo perché hanno vinto la partita. Hanno finito per accettare la sporca condotta del Paraguay per un motivo preciso: perché fa parte del gioco. Del nostro gioco.

Gli inglesi, ricordiamo, incazzaronsi moltissimo quando Maradona fece loro gol con la “mano de Dios”: quattordicimila pinte (a testa) più tardi, però, accettarono la furbata perché dovettero riconoscere che Maradona era Maradona e quel suo gesto, tutto sommato, faceva parte del loro (e nostro) gioco.

Gli spagnoli ci rimasero male quando ai quarti del mondiale ‘94 Mauro Tassotti eseguì una rinoplastica non richiesta su Luis Enrique: alla fine, complice anche l’esordio della squalifica per “prova tv”, finirono per far pace con l’Italia e con Tassotti perché anche quella botta era roba compresa nel loro e nel nostro gioco.

Moltissimi troveranno inelegante che, durante i derby, le curve si sgolino in invettive irripetibili, chiamando in causa presunte cedevolezze morali di mamme, sorelle e perfino prozie. Tuttavia così è e si impara ad accettarlo e qualche volta perfino ad apprezzarlo: è il loro, e nostro, gioco.

Accanto a questi potremmo elencare mille e mille altri esempi di scorrettezze, furberie, fuorigioco millimetrici e chilometrici, moviole roventi, gol di Muntari e gol di Turone, rigori su Ronaldo, simulazioni di Bastoni, sputi di Totti, tuffi alla Inzaghi, ingiurie di Materazzi e testate alla Zidane. Tutto rientrerebbe comunque nella regola delle cose, si comporrebbe infine in una logica sì imperfetta, ma che sappiamo e possiamo accettare: perché fa parte del nostro gioco.

Ma quando un Frignone ovale come lo studio che provvisoriamente occupa alza il telefono e chiama lo Scendiletto Capo per far cancellare un cartellino rosso (senza neanche sapere di cosa sta parlando), allora no: quello non possiamo accettarlo, perché è un’interferenza sfacciatamente estranea al nostro gioco, portata da chi con il nostro gioco non ha nulla a che fare e mai ne avrà. E’ l’ingerenza di chi già ha voluto imporre al mondo un ordine volgare e capriccioso, basato sull’arroganza, la prepotenza e l’ignoranza, intessuto di menzogne, volgarità, deliri digitali, violenza e pregiudizio. Un ordine paranoico che ogni giorno porta il suo insulto alla ragione e alla tolleranza, alla moderazione e alla benevolenza. Ebbene, non contento di tutto ciò, il Frignone ovale ha tentato di sovvertire, da perfetto ignorante qual è, anche il calcio. Ma il calcio, sorretto se non da Dio almeno da una sua giustizia poetica, ha detto no: il Belgio con quattro gol si è fatto strumento di tanta provvidenza.

Grazie al Belgio, dunque, per aver riportato un poco d’ordine nel nostro mondo. Perché il calcio è il nostro gioco: il gioco di chi va allo stadio e di chi non ci va, di chi conosce la regola del fuorigioco e di chi ancora non l’ha capita, di chi va in brodo di giuggiole alle telecronache di Adani e di chi, invece, all’ennesima piroetta retorica ha un attacco di orticaria. Il calcio è il nostro gioco e grazie al Belgio continua a esserlo. Il Mondiale incomincia adesso, liberato dal Frignone: buone entrate sulle caviglie a tutti.

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