GOLF POLITICAMENTE CORRETTO: L’IDEA DI ABOLIRE IL MASTER

di LUCA SERAFINI – Segnala la collega Eleonora Ballista alla redazione di @ltroPensiero.net : “Sapete che oggi comincia l’Augusta Masters, una delle 4 competizioni maschili di golf più importanti del mondo? Ecco, questa che è l’84esima edizione volevano si chiamasse Augusta senza l’estensione Masters, perché quella parola è considerata disdicevole rimandando la mente al ‘master’, cioè al ‘padrone’ sullo ‘schiavo’, e dopo la faccenda di George Floyd questa idea (secondo il giornalista americano Bob Parker, promotore della crociata), sarebbe stato meglio non ci fosse. È la prima volta che il torneo si svolge in autunno e per fare in modo di concludere ogni gara nell’arco di una giornata, con cioè abbastanza luce per completare le 18 buche, si è pensato di fare partire alcuni team alla buca 1 e altri alla 10 contemporaneamente. Tutta una nuova modalità…”.

Grazie Eleonora. Bob Parker ha perso la sua crociata e l’Augusta continua regolarmente a chiamarsi Augusta, nonostante il solerte collega statunitense avesse persino chiesto di partecipare alla sua crociata niente meno che a Tiger Woods, campione in carica. Di colore. Retaggi di una competizione che, nata nel 1939, ha ammesso il primo giocatore di colore soltanto nel 1990. Il politicamente corretto Bob è rimasto a “Via col vento”, hanno scritto di lui in America nonostante George Floyd.

Diatriba singolare. L’eniclopedia “Treccani”, che a casa mia continua rigorosamente a venire prima di Google (precedenza politicamente corretta) definisce politicamente corretto “un calcio della locuzione angloamericana ‘politically correct, con cui ci si riferiva in origine al movimento politico statunitense che rivendicava il riconoscimento delle minoranze etniche, di genere ecc. e una maggiore giustizia sociale, anche attraverso un uso più rispettoso del linguaggio. In italiano, prosegue la “Treccani”, rientrano nell’uso politicamente corretto del linguaggio una serie di atteggiamenti che portano a evitare il linguaggio cosiddetto sessista, ad esempio attraverso l’impiego di forme non marcate dal punto di vista del genere (diritti della persona al posto di diritti dell’uomo); evitare espressioni che evocano discriminazione nei confronti di minoranze etniche (come negro o giudeo) e di categorie con svantaggio fisico (ad esempio handicappato, cieco, nano cui andrebbero preferite espressioni come diversamente abile, non vedente, persona di bassa statura); evitare in generale espressioni tradizionalmente connotate in modo discriminatorio, ad esempio per quanto riguarda i nomi delle professioni (come bidello o becchino, a cui si dovrebbero preferire espressioni neutre come operatore scolastico e operatore cimiteriale).

Quando il compianto amico e collega Mario Camicia propose di trasmettere una gara di golf sulle reti Mediaset, appena nate, gli risero in faccia anche se non vi sarebbe stata alcuna spesa di produzione, perché avrebbero provveduto gli sponsor. Quando dagli sponsor avanzò qualche ghello in più rispetto alle spese, il primo torneo fu scaraventato in onda su ReteQuattro praticamente di notte. Quando avanzarono molti ghelli dagli sponsor, il palinsesto ospitò una gara in orari diurni e l’improvviso, eclatante successo di pubblico determinò un escalation – non solo di popolarità – di uno degli sport più esclusivi (forse solo come quelli con i motori), ma anche dei praticanti italiani, alcuni dei quali diventarono campioni famosi nel mondo. Il master era il denaro. Ora, non è sportivamente né politicamente corretto iniziare dalla buca 10, lo capisce anche un bambino, ma c’è la pandemia… Vale tutto e il contrario di tutto, basta adeguarsi e questo è quello che ci chiedono da 9 mesi in nome del “senso di responsabilità”. La verità è che, grazie o a causa della pandemia, tutto ciò che era politicamente corretto, ora non lo è più. E viceversa. Anche perché continua ad essere rigorosamente oscuro chi decida, cosa sia politicamente corretto e cosa no.

Mi piacerebbe che a questo adeguamento all’ipocrisia, da parte di Bob Parker, circa quel prestigioso torneo di golf, ci fosse una forma di civile protesta dei bianchi. Sì, dei bianchi. Perchè sono loro i nuovi schiavi, indifferenti alle catene culturali e finanziarie che ci attanagliano polsi e caviglie, rispetto ai neri, pardòn, diversamente colorati, che lo schiavismo lo pativano col sangue. A noi bianchi non serve frustarci: i nostri Masters il sangue ce lo prelevano goccia goccia in silenzio ogni giorno, e noi ci voltiamo dall’altra parte perché la vista del sangue ci dà fastidio.

Sopportiamo tutto, in silenzio, a cominciare da tutta la scorrettezza della nostra politica. Noi che quindi sopportiamo tutto in silenzio ciò che è politicamente, linguisticamente, culturalmente scorretto, avremmo sopportato in silenzio anche la scomparsa del Masters dopo l’Augusta. Nessun dubbio. Tra l’altro, cara Eleonora, se non lo avessi tradotto tu, molti nemmeno sapevano cosa volesse dire, Masters.

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