GLI ASSASSINI DI RAI SCUOLA CHE CI VOGLIONO PIU’ IGNORANTI

Dunque, ci siamo. Rai Scuola chiude e chiude per sempre, anche se ci viene detto che tutti i contenuti verranno trasferiti su RAIplay, a disposizione di chi vuole vederseli e consultarli, come se in rete non esistessero alternative in ogni meandro.

Per quanto il rammarico suoni passatista e sembri provenire dalle barricate del tempo che fu, fa tristezza di vedere il servizio pubblico che dice stop a un canale comunque di cultura, per i curiosi, di grande utilità a volte (leggi Covid), non frequentatissimo, indubbiamente, ma facendo scorrere i canali era edificante e piacevole capitare anche per caso in mezzo a un approfondimento letterario, una lezione di matematica, un’analisi storica, di fisica, una lezione di inglese e via dicendo. Era edificante pensare che non contassero solo lo share e lo svago facilone nella televisione italiana, ma forse anche RAI Scuola viene ormai considerato un errore di sistema, un errore lontano da quella linea che in fondo ci vuole un po’ pecoroni e possibilmente ignorantelli.

Sul declino della Rai TV e dei suoi canali generalisti abbiamo speso molte parole. Un declino che non conosce fine, anche perché la RAI TV è in mano a “nominati” di partito, sicuri e illusi, e forse non a torto, che i telespettatori siano disposti a bersi tutta la porcheria che viene loro proposta. Sicuri e illusi che i notiziari vadano utilizzati come cassa di risonanza per i programmi e le azioni di governo, e bastano in genere pochi minuti del TG1 per rendersene conto e cambiare canale. Ad esempio.

Non una novità, così è sempre accaduto, di qua e di là, solo ora in modo decisamente più sfacciato, tra omertà e risalto selezionati in modo chirurgico, a fin di voto.

Oltre alla TV generalista, sopravvivono svariati canali che sono l’unica giustificazione possibile per i 90 euro annui che si pretendono dai cittadini italiani. Rai Storia, Rai Movie, Rai News, Rai5, Rai Sport tra gli altri, e poi RaiPlay certo, sono i canali che rendono in qualche modo appena plausibile l’esborso.

E anche Rai Scuola ci sarebbe, c’era anzi, perché il canale viene ora oscurato. Un poco di polemica polvere si era già alzata, per via della funzione educativa che viene meno da parte del canale pubblico, che ha avuto in effetti un più che meritevole ruolo ad esempio in periodo Covid, per il valore delle proposte in sé, per lo stralcio più che simbolico di un canale che comunque dispensa divulgazione e cultura. Rimane il rammarico, ad ogni modo, e rimangono poi un certo fastidioso prurito e un insopportabile sospetto, quando veniamo a sapere – in qualche maniera, sottile e non strombazzata -, che sulla frequenza occupata da RAI Scuola si insedierà un nuovo canale, denominato “Italiana”.

Una “nuova rete dedicata all’identità del Paese, ai territori, alle tradizioni e alle eccellenze italiane”, come ci informa “Avvenire” o come ci informano altre testate, perché sul sito RAI non compare nessuna informazione, nessuna informazione che io almeno, contribuente recalcitrante, sia riuscito a reperire in modo agevole e immediato. Forse servirebbe un rabdomante o un veggente, il quale probabilmente scoprirebbe che il nuovo canale avrà uno share di spettatori infinitamente superiore a RAI Scuola.

Il prurito e il sospetto che alle nostre spalle qualcuno come al solito faccia uso politico, personale e partigiano di qualcosa che dovrebbe appartenere a tutti noi, indipendentemente dallo schieramento, questo prurito e questo sospetto è legittimo averli?

Girovagando velocemente sul sito di RAI Scuola e sullo stesso canale per un’ultima volta, sale un bel po’ di amarezza, perché l’offerta è, anzi era, davvero vasta e intrigante. Mediaset può permettersi di mantenere viva Focus TV e la RAI con il nostro canone non può tener viva RAI Scuola?

Una nota tranquillizzante, per finire, a proposito dei 90 euro che versiamo ogni anno: i libri di Bruno Vespa continueranno e essere pubblicizzati sui canali RAI e a nostre spese. Oltre a non informarci debitamente della cancellazione di RAI Scuola, anche questo non ci hanno mai detto. Ma che importa.

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