FACOLTA’ DI SCELTA

di JOHNNY RONCALLI – Una cosa, una cosa almeno ho imparato. Tutto quello che facciamo ha senso ed è fonte di gratificazione solo se è contemplata anche un’alternativa. Solo se è possibile scegliere. Scegliere ci rende superiori. Superiori anche a Dio, che del resto scegliamo esista o meno. Che scegliamo sia vivo o morto.

Ma non mi importa nulla che Dio sia vivo o morto, è vivo per chi sceglie di farlo vivere, è morto per chi sceglie di farlo morire.

Le nostre giornate sono piene di opportunità, ma non riusciamo a goderne perché ci è negata l’alternativa suprema, o quella che ora, proprio perché ci è sottratta, consideriamo l’alternativa suprema.

Ma chi ce l’ha sottratta? Non lo so. Non Dio, in ogni caso, perché prima, durante e dopo il virus, è sempre l’uomo che sceglie, sceglie i comportamenti virtuosi o sceglie i comportamenti immorali, nella prosperità così come nella calamità. Perché Dio è l’uomo, il suo pensiero, da cui nasce e dal quale l’uomo gli ha permesso di divincolarsi illudendosi di creare la matrice in cui specchiarsi e, a scelta, confessarsi, prostrarsi, pentirsi, affidarsi, compiacersi.

Si confrontavano da queste parti voci discordanti sul dopo virus, la voce ottimista e la voce pessimista.

Dopo la convalescenza, non credo che l’avidità umana verrà meno, a dimostrare di aver appreso la lezione.

Non mi illudo e non sono ottimista, la memoria si affievolisce in fretta. Giusto le cronache e i rotocalchi buonisti ci ammoniranno, con modi pacati, in modo da non urtarci troppo.

Qualunque cosa, sarà comunque una questione di scelta. Come è sempre stato.

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