ESEMPIO PRATICO DI FASE 2

di GHERARDO MAGRI -La fase 2, discussa e messa ai raggi X anche troppo, sta tenendo occupati tutti. Nelle aziende è l’argomento di questi giorni e si stanno preparando i piani. Adesso è il momento di dimostrare che abbiamo imparato qualcosa. Rispetto alla fase 1, che ci ha preso di sorpresa e alla quale abbiamo reagito al meglio (o al peggio), ora è diverso. Di tempo per riflettere e vedere alla moviola le cose giuste e sbagliate ce n’è stato tanto. Da ora in poi, nessuno potrà dire che non ci potevamo pensare.

In aggiunta, assistiamo a una overdose quotidiana di linee guida, di analisi delle mille task force, di fughe in avanti e di consigli gratis da farci venire il mal di testa. Appunto, la testa. Meglio che la utilizziamo per quello che serve: ragionare. Calma e gesso è la parola d’ordine.

Escludo dall’analisi i settori produttivi, abbastanza regolamentati e di fatto ripartiti col fai da te silenzio-assenso, e non considero neppure i punti di vendita al pubblico, che saranno gli ultimi a riaprire. Parlo di chi è nel mezzo – e sono milioni – che svolgono attività puramente commerciali e di distribuzione, i cosiddetti uffici.

La mia teoria è che se tornassimo tutti il 4 maggio, probabilmente potremmo solo fare una coreografica ma inutile “danza della pioggia” per il business. Ma non siamo noi che lo faremo ri-partire solo perché ci siamo (pericolosamente) ri-ammucchiati di nuovo. Sarà l’intera filiera a farlo: clienti-negozi-logistica-forza vendita-consumatori. Non basterà uno schiocco di dita, ci vorrà il suo tempo e lo sappiamo.

Nel frattempo, noi potremo continuare a lavorare da casa – belli collegati, organizzati e sicuri – come ora, sfruttando la prima lezione del Coronavirus: si può fare, non ci credevamo, ma è davvero possibile.

Allora i piani devono avere la priorità assoluta di non far contagiare nessuno, ma proprio nessuno, tra chi rientra. Spuntiamo dunque una lista vera, essenziale.

Sanificazione profonda degli uffici e manutenzione regolare, acquisto in grandi quantità di mascherine, guanti, gel e separatori di plexiglas, programmazione del test di temperatura all’ingresso, calcolo dei 3 metri di distanza negli uffici con conseguente riduzione matematica delle presenze, segnaletica orizzontale per aiutare a mantenere le distanze, utilizzo e programmazione intelligente delle ferie anche nel mese di maggio, no cassa integrazione, identificazione delle funzioni ultra necessarie, piani individuali di rientro mordi e fuggi per documenti urgenti, rimborsi carburante e parcheggi di auto private per evitare i mezzi pubblici, lista di persone più a rischio per presenza di patologia, come nella pre-chiusura, chiusura del ristorante aziendale, divieto assoluto di assembramenti anche minimi e cancellazioni di riunioni fino a data da destinarsi, divieto di ingresso a colleghi fuori sede e fornitori non indispensabili, valutazione test sierologici su base volontaria e gratuita…

Tenuto conto anche che Milano ha ancora numeri alti di contagio e che la voglia di parlarsi sarà così forte da non escludere rischi di “avvicinamento sociale” pericolosi, allora la decisione più assennata è già pronta lì, sul piatto: non si rientra il 4 maggio. E quando si riaprirà, le presenze saranno a una cifra. Il completo riassetto ci sarà quando il fattore di contagio (R0) sarà vicino allo zero e i morti giornalieri saranno finalmente scesi di molto.

Scelte che dipendono dai noi, la fase 2 è una grande chance per rimettere a posto tante cose.

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Un commento su “ESEMPIO PRATICO DI FASE 2

  1. Dongiovanni Cristina il said:

    Perfetto, sapienza e prudenza. Uno sguardo realistico e operoso sulla situazione, via le urla via la guerra.
    Sarebbe già tanto se almeno chi può applicasse questo tipo di gestione.
    Ma non mi illudo, non sarà così purtroppo. Già sento parlare di soluzioni di mezzo, arrangiamenti, ed è grave. Le vetrine faranno ancora più fatica, anche in termini di risorse, ma almeno le omissioni e gli errori saranno più visibili, gli interventi più immediati all’occorrenza.

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