ELOGIO DELLA SINDACA CHE COMBATTE IL PISCIO CANINO

Pratola Peligna, cittadina di 7.000 anime, in provincia dell’Aquila, apre la strada ad una nuova era di civiltà e di igiene. Ora, m’immagino la faccia di quanti di voi non hanno mai sentito nominare il toponimo: molti, presumo, nonostante lo felicitino diverse e importanti vestigia. Eppure, Pratola Peligna si avvia a diventare l’ultima, recentissima, frontiera del diritto, anche perchè ormai si parla di un’emergenza a livello nazionale, benchè sottovalutata o volutamente ignorata. La sua Sindaca, Antonina di Nino, evidentemente stanca di fare lo slalom tra le minzioni canine, che, da quelle parti, devono avere assunto le proporzioni di un diluvio biblico, ha deciso d’intervenire in maniera radicale, per impedire questa brentana maleodorante o, perlomeno, per limitarne i danni.

Onestamente, non so dirvi se la località produca una razza canina dalle inusitate dimensioni, che estruda secchiate di urina, scialbandone ogni muro. Oppure, se, stante un vitto inappropriato o peculiare, la minzione dei suddetti canidi risulti particolarmente ostile all’olfatto. Com’è come non è, la signora di Nino, ha emesso una draconiana ordinanza, in cui s’impone che i proprietari dei cani piscioni debbano munirsi di un’idonea bottiglietta d’acqua, onde dilavare o almeno diluire le pestilenziali minzioni del botolo.

Sento già, tra le vostre fila, alzarsi l’applauso entusiastico di chi possieda portoni, stipiti o battiscarpa in arenaria, in pietra serena o in equipollenti materiali dall’elevata porosità, vittime predestinate degli uzzoli canini, che vanno a marcare il territorio sempre nei posti più fastidiosi per chi ne sia legittimo proprietario e li debba, poi, rigovernare. A Bergamo Alta, ad esempio, si usano le bottigliette d’acqua per impedire il malefico schizzetto, messe in piedi agli angoli dei portoni antichi: qui, invece, se ne fa un uso più consono e generoso, utilizzandole per igienizzare e ripulire. La notizia finirebbe qui: i cani pisciano, le sindachesse non gradiscono e le ordinanze proibiscono. Luci, sipario, applausi.

Ma la commediola ha uno strascico vieppiù, se possibile, degno di un avanspettacolo. Perché, da una costola dell’Arci, che di costole, ahinoi, ne ha sempre avute un buon numero, nacque un dì l’associazione Tutela Diritti Animali ETS (non chiedetemi come si sciolga l’acronimo, perché solo all’idea mi tremano i polsi) che, nella persona del suo presidente, Gabriele Bettoschi, ha chiesto, nientemeno che al TAR, una sospensiva urgente per annullare parzialmente l’ordinanza incriminata, che, lo ricordo, prevede sanzioni da 25 a 500 euro per gli inadempienti. Ignoro se l’urgenza si debba al diffuso fenomeno di prostatite canina, che imporrebbe ai cani abruzzesi minzioni frequenti e cronometriche o alla sicinnide tutta personale del Bettoschi, fatto si è che siamo tutti col fiato sospeso, ad aspettare la decisione del giudice regionale, per sapere, finalmente, se i cani di Pratola torneranno o meno a pisciare in piena libertà contro le case del paesello.

Insomma, sembrerebbe una faccenda di microscopica cronaca locale, questa dei cani e della Sindaca. Invece no: essa sottende un problema di assai maggior rilevanza, di cui rappresenta, per così dire, la minuscola metafora. Quando due diritti entrino in contrasto, quale dei due dovrà prevalere? Perché, se uno ha un diritto e l’altro compie un abuso, la questione è bell’e risolta. Ma se entrambi vantano diritti, come va a finire?

Da una parte, ci sono i proprietari delle case allagate e imbrattate nonché la non secondaria questione del decoro urbano: già non credo che a Pratola Peligna i turisti facciano a botte per visitare il paese, che pure merita; se, poi, devono anche aggirarsi tra pozzanghere maleolenti e muri marezzati di albuminoidi canini, ho l’impressione che il lancio turistico del territorio possa aspettare ancora un tantino. Per non parlare della questione igienica, niente affatto secondaria. Dall’altra parte, c’è l’inalienabile diritto del molosso e del pomerano di liberarsi in tutta tranquillità del contenuto della propria vescica: i cani, si sa, sono sensibilissimi su questo argomento, accostando alla liberazione vera e propria tutta una simbologia territoriale, la cui ablazione potrebbe causare danni permanenti sulla loro delicata psiche.

Così, almeno, deve aver pensato il Bettoschi che pare essere un coscienzioso interprete delle istanze della comunità canina, mostrandosi dotato di caninissimo intuito nonché di caninissima sensibilità. Alla fine, il malcapitato magistrato del TAR dovrà scegliere il minore dei mali, ovvero se proteggere gli stipiti pratolesi o la sensibilità dei cagnoli, tanto vivacemente patrocinati dall’Arci. E che non si dica che, ormai, l’Arci non importa neppure a un cane: qui c’è in gioco anche il prestigio della nobilissima associazione.

Come finirà questa batracomiomachia in salsa peligna? Le sorti dello scontro sono affatto incerte. Io, per sicurezza, nel frattempo, porterei i barboncini e i maremmani a mingere in qualche praticello o lungo qualche carrareccia: possibile che a Pratola Peligna ci siano soltanto grattacieli e metropolitane?

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