E COMUNQUE LO SCUDETTO LO PERDE L’INTER, NON RADU

Ora pare facile e scontato colpire il parafulmine Radu, ma la scivolata interista ha ben altre origini.
A un certo punto pareva cosa fatta, la vittoria necessaria, complici i non irresistibili avversari, ma il popolo nerazzurro mai s’illude, e infatti. Bologna arriva dopo un paio di settimane nelle quali il gioco era tornato appena decente e dopo mesi di spettacolo inguardabile. Involuzione la chiamano, ma a parte il girone d’andata in cui si è respirata una certa spensieratezza, liberi dal guinzaglio contiano, il resto è affanno e una sequela di occasioni perse.

Altro che il povero Radu, ora sbeffeggiato ovunque con sarcastica tenerezza o con irrispettosa crudeltà. Il povero Radu ha commesso la topica della sua vita sportiva, è vero, ma io credo che meriti un abbraccio. Un’occasione, una sola come spesso capita ai secondi portieri, e proprio sul finale la buccia di banana che segna una carriera.

Diciamolo però chiaro e netto: dopo venti minuti brillanti, la partita è diventata lo specchio della spocchia interista, tutti convinti di aver già in tasca gioco, partita, incontro e campionato. Una partita che stancamente stava navigando verso un mesto pareggio, una partita mal giocata e male interpretata innanzitutto, giusto per chiarire.

Poi certo, il tutto condito con il colpo a effetto della classica débâcle in perfetto stile interista, vedi alla voce 5 maggio, Lazio o raddoppia.

Radu non ci dormirà la notte, tante notti, stritolato tra gli improperi nerazzurri e la sferzante ironia degli avversari, milanisti in prima linea, ma per lo scudetto mancato, perché questo accadrà probabilmente, e tocco comunque ferro e qualcos’altro, lui è l’ultimo dei colpevoli.

Se poi vogliamo rimanere sul versante bar sport dove lo sfottò è una dotazione obbligatoria, basterebbe rievocare Dida e la rovinosa caduta di Glasgow, a quelli dell’altra sponda. A colpirlo fu un proiettile di ultimissima generazione, ultimissima al punto da risultare invisibile.

C’è modo e modo di cadere e in fondo Radu è caduto in piedi.

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