La Divina trema, c’è in circolazione in vasca – un’Umana dalla pelle nera che fa tremare il suo regno.
Pellegrini e Curtis, ovviamente. La chiara e la scura, lo yin e yang, il mito storico e la stella nascente, la nuotatrice italiana cento per cento e il simbolo della perfetta integrazione, il passato e il presente, la posa e la naturalezza, la notorietà amplificata e la fresca sorpresa.
La prima domina il mezzo fondo veloce nei 200 e 400 metri, la seconda è una velocista dei 50 e 100 metri. Da un punto di vista tecnico, è come paragonare nell’atletica Michael Johnson e Carl Lewis: non è proprio la stessa cosa. Qui stiamo parlando piuttosto delle luci della ribalta e del centro della scena mondiale.
Il primo squillo di attacco allo sterminato palmarès della veneziana la cuneese Sara Curtis lo dà il 15 aprile 2025, quando a Riccione le soffia il primo record sui 100 stile libero (distanza e stile che crea un ponte reale tra le due), che durava da ben nove anni. La ragazzina si era già fatta notare qualche anno prima nelle competizioni internazionali e nazionali quando macinava nuovi record nei 50 dorso e stile libero, le sue due specialità. Ma il grande pubblico non se ne accorge ancora, qualche fugace notizia, tutt’al più c’è la curiosità delle sue origini che sono una rarità nel nuoto agonistico dominato dai bianchi. Per certi versi, un po’ come successe per la squadra giamaicana di bob alle Olimpiadi di Calgary 1988.
Il suo vero lancio è però adesso, agli European Aquatics ancora in corso, dove la diciannovenne abbatte due volte il record mondiale dei 50 dorso, prende la medaglia d’oro, e quando trascina la staffetta 4×100 stile libero femminile alla medaglia d’argento e quella 4×100 stile libero mista al bronzo: tutte medaglie e tempi inediti per l’Italia, c’è già tanto per riempire i giornali.
Ma in fondo il vero spunto di cui parlare è l’empatia della ragazzina e della sua famiglia – sua mamma Helen, nigeriana, improvvisa un balletto di gioia in pubblico mai visto prima -. Sara rilascia interviste con un candore commovente, dimostra un’integrazione profonda con l’Italia migliore di tanti suoi colleghi in vasca e fuori, incarna l’approccio moderno di un’atleta che non solo decide di allenarsi con i migliori, ma che continua gli studi, trasferendosi all’estero (in Virginia, USA): insomma, un’immagine bella e attuale di una giovane che vive i suoi tempi in modo naturale, ma con un impegno completo. Forse, l’educazione ideale per i giovani d’oggi. L’esempio.
E’ questo il virtuale passaggio di consegne che si sta prendendo senza strappi l’Umana Sara dalla Divina Federica, che fuori dalla vasca si è distinta più per essersi trasformata in vera Diva, frequentando spettacoli commerciali, prestandosi a essere testimonial della qualunque, spargendo esempi a braccio di come si fa la mamma (non ne avevamo bisogno), rilasciando interviste su tutti gli argomenti, col rischio di diventare una tuttologa generalista, specificando con puntigliosità la differenza dei suoi record con quelli attuali, lasciando sottintendere che una volta era molto più difficile.
Io credo che il testimone non potesse avere migliore erede, mi auguro con tutto il cuore che Sara non si faccia troppo corrodere dalla fama così irruente che la sta travolgendo e che tenga sempre i piedi saldi in terra, e naturalmente sulla pedana di partenza per regalarci ancora tante emozioni.
Abbiamo estremo bisogno di persone così autentiche, senza scomodare l’Olimpo. Dieci medaglie d’oro su undici agli Europei di nuoto sono state conquistate da donne (al momento), agli Europei di atletica in corso sono tre su cinque (al momento), non scordiamoci le recenti Olimpiadi invernali, dove cinque delle dieci arrivarono da atlete donne. Grazie allo sport, a Sara e a quelle come lei, rinfreschiamo la nostra immagine internazionale, di gran lunga la migliore: pulita, disponibile, accogliente e umana. Senza bisogno di divinità.
