Tre anni. Un’età in cui un bambino dovrebbe al massimo perdersi tra le gambe dei genitori al supermercato o cercare di nascondersi dietro le tende di casa. E invece no: a quell’età ci si ritrova da soli, a vagare per le strade di un paese nel primo pomeriggio, del tutto in balia del caso e dell’eventuale buon cuore di un passante.
È successo a Benna, piccolo comune in provincia di Biella, dove un piccolo di soli tre anni è stato notato mentre camminava spaesato e senza alcun adulto accanto. Un episodio che fortunatamente si è concluso senza tragedia, grazie all’intervento tempestivo di chi lo ha incrociato e successivamente delle forze dell’ordine, ma che lascia addosso un senso di profonda rabbia che può benissimo essere racchiusa in una semplice quanto inquietante domanda: dove diavolo erano i genitori?
Secondo le prime ricostruzioni, si tratta di un uomo di 31 anni ed una donna di 25, rintracciati in un secondo momento. Dalle indagini pare che la madre fosse uscita di casa, ma avesse lasciato inavvertitamente il cancelletto aperto; il padre, invece, era in casa e non si sarebbe accorto di nulla.
Ma al di là di quella che può essere considerata una svista momentanea su cui, probabilmente, si sorvolerà con una spallata, questo ennesimo episodio è lo specchio impietoso dell’incoscienza di molti genitori moderni. Oggi fare figli sembra essere diventato un capriccio da esibire sui social network con la fotografia perfetta, piuttosto che un impegno di vita drastico, profondo e indissolubile. Si desidera la genitorialità finché fa rima con tenerezza e complimenti altrui, ma ci si dimentica ben presto della responsabilità quotidiana, quella vera, fatta di presenza costante, vigilanza e sacrifici
Purtroppo c’è una superficialità diffusa che fa spavento e fingere il contrario non servirà a niente. Si lascia che i bambini diventino spettatori di se stessi mentre gli adulti sono troppo occupati a guardare lo schermo di uno smartphone o a rincorrere le varie mode, i viaggi da schiaffare in faccia agli amici o l’ultimo tatuaggio da ostentare con orgoglio. Ridurre la crescita di un essere umano ad una parentesi secondaria della propria giornata è un fallimento sociale enorme. Se un figlio di tre anni riesce ad uscire di casa e a passeggiare per strada senza che nessuno se ne accorga per diverso tempo, non siamo di fronte ad un incidente: siamo di fronte al vuoto emotivo e pratico di chi ha deciso di mettere al mondo una vita senza avere la benché minima intenzione di custodirla.
