COSA ABBIAMO FATTO DI MALE PER MERITARCI DAZN

Il trucco c’è e si vede: paghi l’abbonamento e la partita di calcio scompare. Il prestigiatore è un fenomeno, perché non appare mai sul palco in prima persona: guida la sua magia da dietro le quinte.

DAZN – questo il nome del Copperfield nostrano – non ha portavoce infatti, né responsabili o addetti alla comunicazione. Non ha un volto, uno straccio di faccia da metterci. Affida il suo rapporto con il pubblico pagante a social, applicazioni, comunicati. Testi comici che fanno a pieno diritto parte dello spettacolo: “Siamo spiacenti”, “Si è verificato un errore”, “Riprova”, “Stiamo lavorando duramente”. Fino all’esilarante: “Problema inaspettato”, con un’appendice surreale, “per un numero circoscritto di utenti”. Fino alla beffa della creazione di un “link di servizio” (chiamiamola emergenza), per abbandonare la nave della tv e buttarsi sulle scialuppe di iPhone, tablet, eccetera.

No, ragazzi, lo so che c’è poco da scherzare e ancora meno da ridere. Qui stiamo parlando di una truffa ormai quasi acclarata, di questo si tratta: se prendi i soldi per un prodotto che poi non sei in grado di fornire, sparisci e affidi le patetiche spiegazioni alle scritte sui muri, stai raggirando i clienti. Decine di migliaia. La cosa più aberrante è che DAZN l’hanno imposta, sì, agli utenti, ai fruitori che non fruiscono, ma a monte c’è una scelta. Una scelta precisa, economica naturalmente. Già, perché è stata la Lega Calcio ad accettare di vendere i diritti del nostro massimo campionato a un fornitore che non fornisce o, quando va bene, fornisce a singhiozzo, in modalità buffering come si dice. Oppure ai privilegiati che pagano 5 euro di più al mese (“Zona DAZN”, una specie di elitaria ZTL dell’etere) e hanno potuto vedere tutto grazie al satellite e al digitale terrestre.

Dopo il primo tragico weekend di serie A in cui pochissimi fortunati hanno assistito alle gesta dei propri eroi, si è scatenata la protesta. Da quella popolare nata con l’hashtag #disdicidazn a quella politica con interrogazioni, minacce di cause milionarie, fino al piccato tweet della sottosegretaria alla Presidenza del consiglio con Delega allo Sport, l’ex campionessa olimpica di scherma Valentina Vezzali: “Riscontro il grave e inaccettabile disagio degli utenti per la mancata connessione a #DAZN, sto predisponendo con i miei uffici un tavolo urgente che coinvolga la @SerieA (Lega Calcio), il @MISE_GOV (Ministero dello sviluppo economico) e l’@AGCOMunica (Autorità per le garanzie nella comunicazione) in modo da affrontare il prima possibile quanto accaduto”. Con un ritardo di almeno 2 stagioni, perché lo scandalo di queste ultime ore si è perpetrato – sempre rigorosamente a singhiozzo – da quando DAZN è sbarcata sul pianeta calcio italiano.

L’Agcom invece non ha atteso molto per intervenire, almeno in merito a quest’ultima diatriba: “Fornire chiarimenti urgenti e provvedere celermente a erogare i rimborsi agli utenti come previsto dall’ultima delibera”, bacchettando di fatto i fantasmi dei social più che i vertici anonimi di DAZN. Anche la Lega Calcio valuta azioni legali, da che pulpito.

La parte più triste della vicenda è che i politici non vedevano l’ora. In questo Ferragosto italiano di campagna elettorale, moltissimi candidati stanno abbandonando gli slogan e i proclami legati a guerra, ambiente, riforme, Pnnr, tasse, bollette, scuola, lavoro, sanità per gettarsi a capofitto sul tema virale delle partite di calcio che gli italiani pagano ma non vedono. Comprensibile: la categoria è specializzata nel promettere senza mantenere, sanno bene come muoversi in questi meandri. Chi meglio di loro può portare la corda nelle case degli impiccati?

Un pensiero su “COSA ABBIAMO FATTO DI MALE PER MERITARCI DAZN

  1. Pierpaolo dice:

    Come sempre Luca, una disamina perfetta di una truffa autorizzata a mio parere dalla lega calcio, la quale a sua volta è una truffaldina di primo ordine

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