Essere neutrali non significa essere ciechi. Chissà, forse si può sintetizzare così il deciso “no” che l’elettorato svizzero ha opposto alla proposta, soggetta a referendum popolare, di “blindare” la tradizionale neutralità della Confederazione.
Un “no” che, come ha sottolineato il Corriere del Ticino, è stato interpretato dalla stampa europea con sfumature diverse, ma tutte convergenti su un punto: trattasi di sconfitta per la destra. La lettura politica, dopo tutto, è la più immediata: a proporre la consultazione era stato il partito SVP (Schweizerische Volkspartei) di Christoph Blocher (protagonista di una decisa svolta a destra, in senso anti-europeo e anti-immigrazione, della politica elvetica), la cui emanazione italofona è la ticinese Unione Democratica di Centro (UDC). Un eventuale successo della proposta non solo avrebbe reso sostanzialmente inamovibile e perpetua la neutralità svizzera, ma avrebbe anche annullato le sanzioni imposte dal governo di Berna alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Al governo svizzero, in sostanza, sarebbe stato impedito di approvare sanzioni contro altri Paesi, se non quelle approvate dall’Onu. Poiché la Russia, facendo parte del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, può esercitare sulle sanzioni il diritto di veto, è evidente che l’attuale iniziativa elvetica sarebbe stata cancellata.
Ma i votanti, come detto, hanno respinto a larghissima maggioranza (70,15% di no, a fronte di un’affluenza – piuttosto buona per un referendum – del 46%) la proposta.
Un “autogol” della destra, come è stato detto? Il segno che i cittadini svizzeri stanno voltando le spalle alla destra più radicale, finora spesso premiata dalle urne? O addirittura, come qualcuno ha commentato, un “avvicinamento di Berna all’Unione europea”?
In realtà, l’adesione alla Ue da parte della Svizzera appare oggi improbabile e lontana quanto lo era ieri. Forse, il voto degli svizzeri sta a indicare che alla retorica sovranista, al pulpito anti-europeo e all’orgoglio isolazionista va comunque messo un limite. La Svizzera è parte del mondo come ogni altro Paese e la sua singolarità, i suoi privilegi, perfino la sua ostinazione e la sua indifferenza, non sono caratteristiche immutabili.
E’ probabile che, nelle urne, gli elettori svizzeri continueranno ad appoggiare rigide politiche conservatrici, ma il voto del referendum sta a indicare che questo non significa necessariamente applaudire ogni sparata populista. Almeno non fino al punto di concedere al governo svizzero di farsi, nei fatti, complice di Vladimir Putin.
