CERTO, LA RAGAZZA IN REGGISENO NON PROTESTA: E’ MALATA MENTALE

Come ogni estate ci arrivano racconti di uomini e donne che dimenticano il decoro e si sentono liberi di adottare l’abbigliamento da spiaggia ovunque e comunque: viali, negozi, musei, chiese. Per noi in realtà l’abbigliamento succinto, anche molto succinto, è un’acquisizione definitiva, al punto che al primo caldo anche quattordicenni e quindicenni (e mica solo loro) sfilano sul corso cittadino come se fossero sul bagnasciuga.

Come contrappeso, un’altro mondo: nessun moralismo e nessuna lezione sul contegno, solo un richiamo all’attualità più drammatica, lontana, lontanissima da noi, in pieno agosto poi, che però potrebbe e dovrebbe farci pensare, farci vedere con senso della prospettiva cosa può significare un comportamento per noi banale e scontato, se messo in pratica a poche migliaia di chilometri di distanza.

Siamo in Iran ed è giusto tornare in Iran a parlare delle persone dimenticate, delle donne e degli uomini e degli studenti che Hormuz ha fatto dimenticare, cancellandoli dalla nostra attenzione, perché ovviamente conta altro in questo momento, ovunque conta altro, come sempre.

Nel 2024 Ahoo Daryaei decise che la protesta contro il regime avrebbe dovuto essere estrema. Trentenne, madre di due bambini e studentessa, decise che era giunto il momento, cominciò ad aggirarsi per il campus universitario in slip e reggiseno e senza hijab. Il piede libero durò un batter di ciglia, ma tutto il mondo fece in tempo a vedere, a sapere, e anche noi.

Fu naturalmente incarcerata, Ahoo Daryaei, ma solo ora viene alla luce cosa accadde veramente. Dopo essere stata legata a un letto per diciotto giorni, le fu concessa la libertà con l’etichetta di malata mentale, l’etichetta che agli occhi del regime giustificava quell’atto così estremo. Un’etichetta con la quale lei deve e dovrà convivere finchè il regime integralista sarà al potere.

Ci eravamo dimenticati di Ahoo Daryaei, come ci dimentichiamo di tutti i martiri che le telecamere non inquadrano più, ma nella nostra opprimente estate sarebbe bene ricordarla Ahoo Daryaei. Le persone vicine ad Ahoo hanno restituito la verità a noi e soprattutto a lei, verità e dignità, una dignità in slip e reggiseno. La nuda verità, diremmo, una nudità mai così decorosa, coraggiosa e fiera.

Per tornare dove siamo partiti, dalle nostre parti noi adulti soprattutto dovremmo ricordarcene, mettere sulla bilancia la nostra molle e volgare indecenza e l’impavido gesto di Ahoo. E ancora di più dovremmo spiegare ai nostri figli cosa vale una e cosa vale l’altra, se riusciamo, se ne abbiamo voglia e se per noi significa qualcosa.

E già che ci siamo, spiegare a tutti, figli, amici, conoscenti, passanti, sconosciuti, che la recita dello Stretto fin dall’inizio non aveva nulla a che fare col popolo iraniano, col popolo in protesta e oppresso, con la liberazione del popolo iraniano..

Non con gli uomini, non con gli studenti, certamente non con le donne.

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