Nooo, non esiste sporco impossibile! Così sentenziava con leggerezza il grande Franco Cerri nella pubblicità del Bio Presto, tanti, tantissimi anni fa. Nooo, non esistono anime candide, così pare almeno, viene da dire oggi a voler guardare con altrettanta leggerezza la vicenda Ranucci, o la vicenda “Report”, per chi preferisce.
Prima con la Gabanelli, poi con Ranucci al timone, la trasmissione di “RAI3” ha promosso innumerevoli encomiabili inchieste, ma va detto che nessuno è infallibile. A volte ci si lascia prendere dalla foga della denuncia, dalla foga dello scoop, dal coperchio rovesciato di grido, che fa scalpore.
Per tutte, ricordo ad esempio la imperdonabile puntata nella quale “Report” dava voce autorevole sulla vergognosa questione autismo e vaccini a Robert Wakefield, medico già allora radiato per le scempiaggini in materia basate su studi falsi.
Per dire che nessuno è perfetto, immacolato, e anche fuori dai giochi, dalle conoscenze, dai favoritismi, da quel che non dovrebbe essere, insomma, da quel che vista l’impronta del programma non ci si aspetta. Da tempo invece, Ranucci e la sua casta sono nell’occhio del ciclone proprio per le relazioni pericolose che ci si immagina impossibili per l’integrità di cui si vanta la ciurma. Le inchieste di “Report” continueranno, sacrosante e ammirevoli, detto sinceramente, ma perché in questo disgraziato Paese non ci può essere qualcosa o qualcuno che nasce serio e inattaccabile e tale rimane?
Poi, altrettanto sinceramente, passi Lavitola, passi l’intrigo relativo all’attentato a Ranucci che le indagini ci sveleranno, passi si fa per dire, ma Maria Rosaria Boccia no, davvero no. La femme fatale dell’affaire Sangiuliano, femme fatale sempre per dire, irrompe nell’agone e zittisce tutti: “Ranucci è mio intimo amico. Voi giornalisti siete invadenti… È nel mio cuore e come tutte le persone del mio cerchio magico anche lui, per me, rasenta la perfezione”.
E ancora: “Siamo amici, ci sentiamo spesso e gli sono accanto, ci vediamo, ci vogliamo bene. Soprattutto ora che la politica lo attacca. Un uomo meraviglioso, gentile, delicato. Con un garbo che rare volte ho visto nei suoi colleghi. Io lo stimo tantissimo come giornalista e come uomo, e voi giornalisti la dovreste smettere di cavalcare l’ondata di fango soltanto per apparire. Dovreste smettere di invadere la sua sfera privata, io penso che Sigfrido soffra perché tutto il gran parlare che si fa della sua vita intima ne lede il ruolo di padre e marito. L’Italia è un paese fondato sull’uomo di casa. E oggi, in casa Ranucci, i ruoli sono invertiti. Le assicuro che non è bello. Come sempre l’italiano medio, purtroppo, è più appassionato alla storia di gossip che alla notizia economica o politica”.
Un trasporto e un ardore dietro i quali l’ingenuo lettore di riviste che si occupano di amorazzi facilmente vedrebbe un certo curioso flirtare, vista anche la fama autocertificata di tombeur de femme del conduttore, abbinata al pedegree della sacerdotessa Boccia. Tutto un abbaglio naturalmente, miraggi da gossippari incalliti, ma a voler aggiungere pepe e imbarazzo su tutta la vicenda Ranucci, non poteva sopraggiungere di meglio.
La Boccia, diamine, quale miglior frequentazione per levare ogni sospetto, quale miglior testimonial per una certificazione di nitore. Lei, che abbiamo conosciuta così pura e disinteressata, così devota alla causa pubblica, così remissiva da togliere il disturbo subito dopo lo scandalo suo. Lei, così.
Non significa nulla e io sarò maligno e sospettoso, ma un vecchio, vecchissimo adagio in certe occasioni torna sempre utile: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
A proposito di anime candide.
