C’E’ TUTTO UN MONDO CONTAGIATO DALLA FOLLIA DI DONALD

Abbiamo conosciuto Stati autoritari e Stati corrotti, e poi Stati inefficienti, immorali e perfino criminali. Per la prima volta nella Storia, però, ci troviamo ad avere a che fare con uno Stato “psicotico”.

Così sostiene il New York Times in un articolo firmato da Jonathan Rauch e Peter Wehner. Lo Stato in questione, lo si sarà già capito, è l’Amerca di Trump il quale, scrivono Rauch e Wehner, “possiede una mente disorganizzata e una mentalità caotica. Ciò che gli ultimi mesi e specialmente le ultime settimane hanno messo in luce è che le patologie del presidente hanno avuto effetti a cascata all’interno della sua amministrazione.”

L’articolo procede a una distinzione tra il primo e il secondo mandato presidenziale di Trump. I primi quattro anni sono stati caratterizzati da vaneggiamenti vari, specie in materia di Covid (dal quale si sarebbe guariti, secondo lui, iniettandosi del disinfettante), ma senza che questa sua distorta percezione della realtà ricadesse in decisioni prese dall’amministrazione. In altre parole, intorno a Trump c’erano dei collaboratori che sapevano sfruttarne il clownesco ma efficace carisma temperandone nel contempo gli effetti concreti. Il secondo mandato è invece all’insegna del “liberi tutti”: quel che passa per la mente di Donald è legge e quel che passa di lì cambia di giorno in giorno, di ora in ora. I collaboratori che gli stanno intorno, questa volta, sono grotteschi “yes men” (e “women”, purtroppo) selezionati con cura nell’immondezzaio della politica.

In un’intervista neanche troppo recente, un vecchio collaboratore di Trump ha cercato di spiegare i meccanismi mentali del presidente. “Nel suo metodo – ha spiegato – non c’è alcuna programmazione, non ci sono piani a lungo termine, non esistono riferimenti a studi o contributi di esperti: Trump valuta ogni nuova situazione su basi squisitamente opportunistiche e agisce nel modo che ritiene a lui più vantaggioso, dal punto di vista politico o meramente finanziario.”

Parrebbe tutt’altro che folle, questo metodo, soltanto spaventosamente cinico, largamente immorale e indifferente a ogni principio di coerenza. Invece, per seguire la logica del New York Times, di follia si deve parlare, perché agire per interesse personale, e oltretutto sulla base di istinti opachi, informazioni inattendibili e smisurato orgoglio, quando si hanno responsabilità “nucleari” come quelle che spettano al presidente degli Stati Uniti, non può che essere folle. Ma dietro la follia, e questa è la mia modesta diagnosi, del tutto empirica, deve per forza stare una galassia di ignoranza, di impreparazione umana, di decadenza culturale, di cui Trump è manifesto ma non unico rappresentante.

Chi trasmette, qui, è un boomer e i boomer si ricordano bene di Godzilla, non quello dei nuovi blockbuster confezionati al computer, quello originale giapponese piuttosto: il pupazzo che, animato goffamente, schiacciava sotto i suoi piedoni i modellini delle città giapponesi. Chi rammenta la sua storia, potrà confermare che Godzilla era il prodotto delle radiazioni nucleari diffuse dal famoso doppio bombardamento atomico americano del 1945.

Trump, a modo suo, è un Godzilla: l’escrescenza più mostruosa di una stagione umana in cui l’individuo, munito solo di arroganza, prevale sulla realtà e sulla Natura, convinto com’è che l’opinione – la sua, beninteso – coincida con la verità, ciecamente guidato dall’istinto dell’imbonitore, indifferente e ignaro rispetto ai concetti di conseguenza e responsabilità. Di queste radiazioni nocive si è alimentato per anni Donald Trump e delle stesse emissioni radioattive fanno uso i piccoli e grandi leader che seguono il suo modello.

Un po’ della follia di Trump, insomma, è nostra. Noi che magari non mettiamo a rischio lo Stretto di Hormuz e trascuriamo di bombardare Caracas, ma che abbiamo fatto di noi stessi dei piccoli mostri d’egoismo. E Trump ci sta antipatico, qualche volta, solo perché è più egoista di noi.

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