C’E’ ALTRO, OLTRE LA SANTANCHE’: 1000 PROIETTILI PER HIPOLITO, EROE E MARTIRE

Gli eroi esistono, sopravvivono ancora fino a quando non li sopprimono. Senza costume, senza superpoteri, a piedi nudi, con una maglietta sgualcita e un paio di jeans rotti al ginocchio non per moda, semplicemente consunti. Hipolito Mora è uno di questi, uno dei più grandi: messicano, 68 anni, contadino. Coltiva limoni. Dalla sua terra, dai suoi agrumi, dai suoi profumi, ha combattuto strenuamente tutta la vita contro i narcotrafficanti. Li ha sfidati sprezzante del pericolo, a duello con la morte perché avevano già provato a ucciderlo più di una volta, per l’esattezza tre solo negli ultimi otto mesi.

Il 29 giugno ci sono riusciti: per non fallire, lo hanno atteso in 25: sì, 25 sicari schierati come un immenso plotone di esecuzione. La Polizia locale, corrotta e collusa come lo stesso Hipolito ha denunciato più volte, riferisce che nell’agguato gli hanno scaricato addosso circa mille proiettili, quaranta per ogni sicario più o meno, poi lo hanno bruciato, insieme col suo furgone blindato, divelto come una scatola di tonno.

E’ finita così la lotta del coltivatore di limoni che nel 2014 creò gruppi di autodifesa per affrontare i narcotrafficanti che controllano la zona occidentale del Messico. Guidava una rivolta armata, conoscendo perfettamente il suo destino e consapevole che non avrebbe vinto, ma – forse – dato un esempio, lasciando un’eredità di enorme coraggio affinché qualcuno, prima o poi, seguendone i passi, arrivi a sgominare quel cartello che lo ha massacrato a La Ruana, cuore della Terra Caliente del Michoacan.

Negli altri tentativi, gli assassini avevano tolto la vita ad altri ma non a lui, non a Hipolito, confinato nel suo limoneto come in una trincea sotto assedio. I colpevoli sono noti: la Familia Michoacana e Los Caballeros Templarios, in un far-west che ha gli stessi connotati dei film che vedevamo da ragazzi. Nela realtà però i buoni non vincono quasi mai.

In una cosa, riferiscono le cronache, Hipolito ha fatto centro: è riuscito a smascherare la debolezza e la complicità dello Stato e delle forze di Polizia del Paese con le mafie che trattano la droga, la smistano, la esportano. Si era scagliato contro le più alte autorità, colluse, compiacenti e arricchite dai narcos che si moltiplicano e adesso hanno nel cartello dei Jaliscos un altro gruppo famigerato in continua ascesa nelle gerarchie dei trafficanti.

Hipolito Mora, del quale ho parlato sempre al presente, perchè dobbiamo considerarlo sempre qui, di sicuro è adesso il soggetto di una prossima serie tv, o di un film, la cui trama conosciamo già bene, il cui finale sapremo dalla prima posa. Cambiano appena le latitudini di storie squallide e grandiose come questa, cambiano appena i volti e i modi, ma la sceneggiatura quella è e quella rimane. Fino al prossimo eroe, fino alla prossima lotta che – magari – terminerà diversamente.

L’illusione del lieto fine non è solo degli spettatori, appartiene anche agli eredi di Hipolito, che vengono descritti determinati, organizzati e armati. Sarà dura, contro tre eserciti così potenti: i narcos, la Polizia, lo Stato.

Un pensiero su “C’E’ ALTRO, OLTRE LA SANTANCHE’: 1000 PROIETTILI PER HIPOLITO, EROE E MARTIRE

  1. Cristina Dongiovanni dice:

    Come se la vita non fosse tutto, come se il benessere non avesse senso in un mondo corrotto, come se fosse venuto da un altro pianeta Hipolito. Ogni tanto capita, molto di rado, che una persona si dia un valore più grande dei suoi confini. Dia a se stesso il valore di un’idea, perché i corpi muoiono ma gli ideali rimangono. Sperando che l’eco della sua lotta sia ascoltato da qualcuno che prenderà il suo posto. Grandissimo e vivo più di prima Hipolito. Tutti quei colpi fanno sorridere l’umanità, avevano solo i proiettili per rispondergli, stolti eroi di una delinquenza senza nessuna possibilità.

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