BANDIERE BRUCIATE

di CRISTIANO GATTI – A quanto pare, alcune eccellenze italiane hanno finalmente trovato la soluzione al nostro immane problema: bruciare le bandiere dell’Europa. Come fanno in Iran contro il Grande Satana d’Occidente. Come hanno fatto in Turchia con la stessa bandiera europea. Nel suo piccolo, il vicepresidente della Camera Rampelli si è portato avanti, togliendo il vessillo blu dal suo studio.

L’appuntamento, secondo il grido di battaglia lanciato in queste ore via web, è per domenica: il grande rogo della libertà sarà possibile ovunque, sarà un rogo pret-a-porter, sui balconi e nelle piazze, magari per chi scende con il cane.

Come direbbero Gramsci e De Gasperi, è una chiamata alta per la patria. Gli indomiti finalmente diranno all’Europa quello che va detto, come va detto. Basta con queste fastidiose trattative, basta con questo metodo della mediazione tra tanti interessi diversi.

In questo tempo, conta solo il nostro interesse. Siamo sull’orlo del baratro, l’Europa deve risponderne coralmente. Dire il contrario, di questi tempi appare effettivamente per lo meno idiota.

Però c’è sempre un però. Mentre pretendiamo, nel momento in cui è giusto pretendere, dovremmo anche accettare – almeno accettare – un minimo di diffidenza dei nostri alleati. Una certa prudenza, quanto meno. Dopo tutto, noi veniamo da mezzo secolo di furbate, di sperperi, di scandali. Di amministrazione cialtrona. Noi veniamo da mezzo secolo non soltanto di Coronavirus, ma anche di buone stagioni, ma nemmeno in quelle siamo stati capaci – tanto per dire – di mettere un segno meno allo spaventoso e impresentabile debito delle nostre finanze pubbliche. Un semplice segno meno, quantitativamente anche impercettibile, ma almeno il segno di un’inversione delle nostre abitudini e delle nostre vergogne.

Purtroppo non siamo facili agli esami di coscienza. Non sono il nostro forte. A noi piace cicaleggiare nei momenti belli, al grido la vita è breve e va goduta fino in fondo, poi nei momenti cupi picchiamo i pugni sul tavolo perchè tocca agli altri tirarci fuori dalle grane.

Non funziona così. Ci piaccia o no, funziona che si va al tavolo delle trattative sbattendoci sopra la nostra attendibilità, la nostra autorevolezza, il nostro peso contrattuale. Può sembrarci sgradevole, ma in tutti i confronti, persino quello con i figli, le regole del gioco sono queste. Non possiamo farla tanto facile, nemmeno in questo momento di apocalisse.

Si fa presto a dire mettiamoci cento, duecento, trecento miliardi. Si fa meno presto a trovarli, soprattutto a trovare chi ce li presti, anche perchè presto o tardi dovremo restituirli. Meglio contare su qualche regalo, molto meglio, a fondo perduto. Forzando con parole e fatti convincenti le diffidenze dei nostri soci. Ma bruciare la bandiera europea non è il modo più geniale per ottenere regali. Con la bandiera, brucia più che altro la nostra reputazione.

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